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Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Il problema è che lei non risponde alle domande, gira rigira la fritatta, ed acusa le persone senza uno straccio di prove tangibili.
Io parlo del mio paese non parlo del paese degli altri.
La questione confine con l'Etiopia una vecchia minestra che conosciamo tutti, un bel scudo per i sostenitori del regime, non siamo l'unico paese al mondo che abbiamo un problema nel proprio confine con il vicino.
Ma non tutti vivono quello che sta vivendo l'Eritrea oggi, non siamo l'unici al mondo che abbiamo subito l'ingiustizia dalla comunità internazionale che non ha il corraggio di far rispetare le decizioni prese dall'ONU. Questo non deve paralizzare un intera nazione.
Il più grande problema ora in Eritrea la politica interna cosi soffocante verso il suo popolo, non verso il nemico esterno. Tutti siamo d'accrdo per la difesa dei nostri confini, non per questo dobbiamo accettare le ingiustizie, prevaricazioni, soprusi che ogni giorno vediamo a danno degli stessi Eritrei, chi sta al potere invece di servire il popolo si comporta da padrone del popolo.
Lei si ostina a non vuoler capire questo.

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Sig. Pettini
Nega l'evidenza come sempre, anche in questo caso drammatico dei nostri fratelli e sorelle eritrei resi schiavi dai trafficanti egiziani.
Io personalmente conosco una ragazza che ora è nelle mani di questi trafficanti, dopo che voi italiani nel giugno scorso l'avvete respinta verso la libia.
Quindi in vece di tentare di screditare chi cerca di dare voce a questi disperati, lei cittadino italiano faccia qualcosa per sollecitare il suo governo italiano anche il suo amico dittatore Isaias a difendere i cittadini Eritrei sequestrati dai beduini nel Sinai. Tutto questo se avete un birciolo di dignità umana!

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Io, personalmente, come italiano mi vergogno molto, mmoltissimo, e sto facendo quelo che posso

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Sig. Tedros, qui non si tratta di negare o non negare l'evidenza: porti anche lei la sua testimonianza senza entrare in sterili polemiche che lasciano il tempo che trovano:noi Italiani siamo, checche' lei ne dica, molto sensibili a queste disgrazie e ci adoperiamo come possiamo a combatterle con tutti i mezzi consentiti. Cominci lei a fare sentire in qualche modo il suo dolore per i fratelli e le sorelle che stanno patendo queste atrocita'.

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Bravo sig.Perplesso: pero' invece di vergognarsi di essere Italiano ci dica cosa sta facendo.

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Sig. Antonio,
Forse lei non si e accorto, la mia testtimonianza lo portata mi pare? Quello che non mi va tentare di screditare chi cerca di aiutare gli altri, perché forse non la pensa come te. In questi giorni anche io mi sono informato qui ad Asmara su chi fosse Don Mussie Zerai, mi hanno confermato che un Sacerdote da pochi mesi, ma impegnato a favore di immigrati e rifugiati da tanti anni almeno dal 1995, questo stando a quello chi mi hanno riferito le Suore e Preti che lo conoscono.
Qui non è questione politica come subito ha detto Sig. Pettini, che la collegato con la visita di Isaias in Egitto, queste persone sono da più di un mese che sono in quelle condizioni. Ho letto le dichiarazioni di Don Mussie lui dichiare "sono stato contattato dai famigliari di questi profughi la sera del 24 novembre" quindi se in Italia la notizia e uscita in quelli giorni non è colpa di Don Mussie. Qui bisogna unire le forze per difendere i diritti di questi profughi eritrei, non attacare chi cerca di fare il possibile per la loro liberazione. Mi riferiscono se per fino il Papa ha fatto appello il 05 dicembre per la liberazione di questi profughi è merito di Don Mussie. Sig. Pettini chiede credenziali allora siamo messi male.

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Informazione per chi quasi negava la verità di questi fatti, atribuendoli ad un atto politico dei nemici di Isayas Afewerki.
Anche questa missio che parte sono nemici di Afewerki?
Profughi sul Sinai: parte la missione di EveryOne a Rafah
http://informarexresistere.fr/profughi-sul-sinai-parte-la-missione-di-everyone-a-rafah.html

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=5820

Gli eritrei segregati nel Sinai sono nelle mani di Abu Khaled
13 dicembre 2010

I 250 profughi eritrei prigionieri dei trafficanti al confine tra l’Egitto e il Sinai sarebbero in mano di Abu Khaled, noto alla polizia egiziana per traffico d’armi e di esseri umani. Oltre ad Abu Khaled, sarebbero coinvolti un altro trafficante, Abu Ahmed e un uomo di origine eritrea, Wedi Koneriel, che ha avuto il compito di avvicinare e rassicurare i profughi per condurli poi nelle mani dei loro aguzzini.

Da una ong con base al Cairo, è arrivata la notizia che molte donne sono state stuprate ripetutamente dai loro carcerieri davanti ai compagni di prigionia, ma la cosa più preoccupante è che un centinaio di prigionieri sembra siano stati separati dal gruppo e portati via, non si sa dove, e che la loro sorte possa essere quella di “donatori” di organi, una delle “specialità” di Abu Khaled.

Il traffico di esseri umani è un business da cui i trafficanti traggono milioni di dollari ogni ‘anno. “Nel Sinai, è presente una rete forte e ben strutturata. Andando a leggere i giornali locali, si scopre che lo scorso anno sono spariti nel nulla centinaia di migranti. Probabilmente sono finiti nel mercato degli organi”, spiega Malini, il co-presidente del Gruppo EveryOne.

Fino ad ora i contatti con gli africani in prigionia, sono stati tenuti da un sacerdote eritreo, Mussie Zerai, che dirige l’agenzia Habeshia, anche perché i sequestratori hanno invitato i sequestrati a contattare qualcuno, in particolare le loro famiglie, affinchè pagassero un riscatto per il loro rilascio.

Dalle ultime telefonate con il sacerdote, emerge che la situazione sul posto si sta facendo ogni giorno più complicata. Probabilmente i sequestratori si sentono sotto pressione e i sequestrati temono di poter essere ulteriormente divisi e trasportati altrove.

E dire che EveryOne e Habeshia, insieme ad altre associazioni, si erano premurate la settimana scorsa di sporgere una formale denuncia alle autorità egiziane presso l’ufficio del Procuratore generale del Cairo, Maher Abd al-Wahid , includendo tutti i dettagli e le informazioni in loro possesso: i telefoni cellulari dei trafficanti, la posizione esatta dei prigionieri detenuti, le condizioni drammatiche che i migranti stanno vivendo; la dinamica del delitti già commessi; i contatti locali per raggiungere la città dei beduini, e i nomi di due delle loro guardie carcerarie.

Ma inspiegabilmente ancora non è stato fatto niente. Domenica, EveryOne ha dato notizia che due preti cristiano ortodossi sono stati uccisi dalla banda di Abu Khaled, probabilmente perché sospettati di essersi attivati per la localizzazione della banda.

Personalmente mi riesce difficile comprendere come mai le autorità egiziane non siano ancora intervenute: se il problema è legato ad una mancanza improbabile di mezzi oppure, ipotesi più plausibile, a una forma di complicità con le bande criminali che operano nella zona.

Ma anche nell’ipotesi che questa vicenda domani si concluda positivamente con la liberazione dei prigionieri le autorità egiziane in questi casi procedono all’arresto dei profughi con l’accusa di immigrazione clandestina, procedendo in un secondo momento alla loro deportazione nei paesi di origine, dove vengono in alcuni casi impiegati in campi di lavoro forzato.

L’Egitto, che ha differenza della Libia, ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, la quale prevede la protezione internazionale per coloro che fuggono da crisi umanitarie, di fatto poi si comporta con le stesse modalità del governo di Gheddafi.

Sta di fatto che sembra sempre di più di assistere ad un romanzo dell’ottocento, con loschi figuri che, nel III Millenio, vivono e prosperano ancora di più grazie ad accordi come quelli tra Italia-Libia, grazie a paesi finto democratici come l’Egitto di Mubarak, grazie ad un’occidente “illuminato” che gira la testa dall’altra parte e fa finta di non vedere.

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Carissimi .Tedros e Bereket, io mi sono stufata di commentare con chi nega la situazione fin troppo evidente in eritrea ,solo per continuare a fare affari con un dittatore sanguinario isaias e i sui discepoli ,100 1000,10000,Musie Zerai lasciateci in pace in nome dei valori cristiani!!!

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Marta il suo è tempo sprecato.

Chi agisce nel nome dei valori cristiani lo fa devotamente in silenzio.

Chi viceversa da voce ai quattro venti delle proprie attività nasconde immancabilmente degli interessi che di cristiano non hanno nulla.

Marta si raccolga in preghiera e lasci per la propria strada Mussie e accoliti.

Stefano Pettini

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

PROFUGHI ERITREI NEL SINAI:

Breve inchiesta del Gruppo EveryOne sulla detenzione arbitraria a Rafah (Sinai del Nord, Egitto) di oltre 250 profughi eritrei, sudanesi, somali ed etiopi da parte dei trafficanti legati ad Hamas. Nuovoppello alle Istituzioni internazionali

17 dicembre 2010

IL MANCATO INTERVENTO DELLA POLIZIA EGIZIANA. “La condizione dei profughi eritrei, somali, sudanesi ed etiopi da parte dei trafficanti nel nord del Sinai, nella città di Rafah, è ormai disperata e le autorità egiziane non intervengono per sottrarli a un destino di stupri, violenze, torture, ricatti e morte. Non è la prima volta, purtroppo, che la polizia egiziana, pur essendo a conoscenza di gruppi di migranti africani, sceglie di non intervenire," commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne. "Nello scorso agosto, per esempio, le autorità di Rafah furono informate della presenza di un gruppo di 300 eritrei incatenati e soggetti a estorsione nel borgo di al-Mahdeyya, a sud della città. Anziché liberarli, la polizia egiziana si concentrò su un gruppo di eritrei che erano riusciti a fuggire dai container, uccidendone due a colpi d'arma da fuoco e arrestandone 17, senza intervenire contro i trafficanti".

LA MISSIONE A RAFAH. "Da parte nostra,” spiegano gli attivisti di EveryOne, “ci siamo offerti di recarci in missione a Rafah per indicare ai rappresentanti del ministero degli Interni e alle autorità di polizia il covo dei trafficanti e il frutteto in cui sono tenuti prigionieri gli eritrei. Tramite Ambasciata egiziana, ci è stato risposto che il Governo egiziano non riconosce l'esistenza degli ostaggi e non è stato offerto il minimo sostegno alla missione. Ci è stato peraltro sconsigliato di recarci in Rafah, per una questione di sicurezza. Successivamente, mentre stavamo comunque per partire, abbiamo perso del tutto i contatti telefonici con il testimone-chiave del rapimento e delle estorsioni, un cittadino eritreo che vive a Rafah e i cui dati erano in possesso delle autorità egiziane e dell’ONU. Da alcuni giorni i prigionieri, dopo le uccisioni, gli stupri, le torture con ferri roventi, le estorsioni, ci stanno manifestando il proposito di togliersi la vita"

PROFILO DEL CAPO DEI TRAFFICANTI. Si chiama Abu Khaled, è un beduino palestinese appartenente alla tribù Rashaida. E' di corporatura magra e barbuto, usa un pick-up per spostarsi, è padre di sette figli e vive nella città di Rafah, al confine tra l’Egitto e la Palestina, nella striscia di Gaza. Prima di fare il trafficante faceva il maestro in un asilo. Si fa intervistare dal Telegraph (http://www.telegraph.co.uk/expat/expatnews/6817385/Egypts-Gaza-smugglers-shrug-off-reports-of-border-barrier.html) e dal quotidiano The National di Abu Dhabi (http://www.thenational.ae/news/worldwide/middle-east/roads-to-riches-run-deep-in-rafah?pageCount=3), cui senza alcun pudore illustra le sue malefatte e i suoi rapporti con Hamas. E’ in affari con il trafficante di armi Abu Ahmed, anche lui di Rafah, e ha 20 uomini che lavorano per lui, per organizzare il traffico di profughi sotto a uno dei tunnel che ramificano lungo il “corridoio di Philadelphia”, ossia la striscia di terra che separa l’Egitto dalla Palestina: questi fanno il lavoro sporco, mentre ci sono altri suoi uomini, i cosiddetti “runners”, che trasportano velocemente sulle proprie spalle i beni dei migranti da Rafah a Gaza, correndo sottoterra nel tunnel (http://www.twnside.org.sg/title2/resurgence/2009/221-222/cover8.htm). Con Abu Ahmed è ricercato per contrabbando, anche se le autorità di polizia di Rafah sono corrotte, come spiega un altro trafficante in una recente intervista sempre al Telegraph, e “all’Egitto i trafficanti fanno comodo, perché se vengono chiusi i tunnel che da Rafah portano in Palestina il Sinai verrà inondato di persone che vogliono attraversare il confine, per poi raggiungere Israele”.
E’ lui il capo dell’organizzazione di trafficanti che da oltre un mese tiene in ostaggio il gruppo, richiedendo un riscatto di 8.000 dollari ciascuno alle famiglie nei Paesi di origine per liberarli e consentire loro di attraversare il suo tunnel, profondo 7 metri, che li porterà vicinissimi a Gaza, nei pressi del campo profughi della Rafah palestinese, per poi raggiungere Israele. I suoi uomini ne hanno già ammazzati 8 e 4 sono letteralmente scomparsi dopo essere stati prelevati dal gruppo “perché i loro reni fossero espiantati in cambio del mancato pagamento del riscatto”.

IL LUOGO DI DETENZIONE. Sono incatenati mani e piedi, all’interno di alcuni container in un frutteto (una “greenhouse”) alla periferia di Rafah, accanto a una grande moschea e a una ex chiesa convertita in scuola, vicinissimi a un palazzo governativo egiziano, tant’è che i profughi possono vederlo.

FATAWI MAHARI, L’ETIOPE CHE AIUTA ABU KHALED NEL RISCUOTERE I RISCATTI. Abu Khaled si fa aiutare da un uomo etiope che si fa chiamare dai profughi con il soprannome di Wedi Koneriel, il cui vero cognome è stato indicato dagli stessi profughi come Mahari: lo stesso Fatawi Mahari (http://www.haaretz.com/news/netanyahu-migrant-workers-risk-israel-s-jewish-character-1.261840), etiope, che nel settembre 2009 è stato indagato dall’intelligence israeliana con l’accusa di aver organizzato trasferimenti di denaro per traffico di esseri umani in Egitto, estorcendolo ai familiari di alcuni africani rapiti dai beduini nel Sinai del nord, per poi versarlo nelle tasche dei trafficanti e consentire dunque il passaggio dei migranti in ostaggio attraverso i tunnel che collegano l'Egitto alla Striscia di Gaza. Mahari, inizialmente fermato dalle autorità di polizia a Gerusalemme, è stato poi rilasciato ed è tuttora a piede libero, e potrebbe essersi spostato a Rafah anche grazie ai collegamenti con Hamas.

LA MENTE DI HAMAS E LA SUPERVISIONE DI AL QUAEDA. Le brutali estorsioni che si prolungano per mesi, inframmezzate da omicidi, torture, stupri e continue minacce nonché i traffici che avvengono nei tunnel al confine tra Egitto e Palestina sono gestiti infatti integralmente da Hamas: lo conferma Abu Ahmed al Telegraph, spiegando che "finché l'Egitto non si accorderà con Hamas, queste attività continueranno”. Ma che Abu Khaled fosse in accordi stretti con il movimento del presidente palestinese Mahmoud Abbas' Fatah prima, e con Hamas oggi, lo conferma anche l’emittente americana NPR, National Public Radio (http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=122447955).
Un ufficiale dell’intelligence israeliana ha inoltre confermato che l’intelligence egiziana possiede una lista con i nomi di tutti coloro che sono coinvolti nei traffici nel deserto del Sinai, in particolare al confine tra Egitto e Palestina (http://defenseupdate.typepad.com/newscast/rafah_tunnels.html). Si sospetta inoltre che il giro d'affari legato al traffico di esseri umani nel Sinai possa finanziare le attività terroristiche di Al Quaeda, la cui presenza nel Sinai e i cui legami con Hamas sono attestati dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale di Israele.
Considerato che nei pressi della “greenhouse”, il frutteto in cui sono detenuti 150 dei migranti rapiti, si apre con ogni probabilità uno dei tunnel gestiti dai trafficanti, si può supporre che gli altri 100 profughi, di cui sono state ***** le tracce nei giorni scorsi, siano stati trasferiti in territorio palestinese, dove sbucano i tunnel dei trafficanti e dove esistono campi illegali di concentramento profughi.

GLI APPELLI. Il Gruppo EveryOne ha rilanciato l’appello a Nazioni Unite affinché premano con più decisone sul governo Egiziano per ottenere la liberazione dei rifugiati eritrei. Ha inoltre sollecitato un intervento al Presidente della Repubblica Araba d'Egitto, affinché mobiliti i servizi di sicurezza sia per liberare le vittime del traffico, sia per iniziare una lotta efficace al traffico di esseri umani, concedendo sempre all'Alto Commissario per i Rifugiati (UNHCR) di valutare gli aventi diritto all'asilo e protezione umanitaria. All'Autorità Nazionale Palestinese presieduta da Mahmud Abbas EveryOne ha chiesto di collaborare alla liberazione dei profughi, presidiando i tunnel e i campi di concentramento gestiti da Hamas e avviando con la cooperazione internazionale una lotta efficace al traffico di esseri umani fra l'Egitto e i Territori, perseguendo i criminali nonostante godano - com e Abu Khaled- di posizioni di prestigio nei Territori stessi. In particolare, il Presidente Mahmoud Abbas conosce molto bene il trafficante Abu Khaled, come attestano fonti locali. Infine, EveryOne ha contattato diversi membri del Parlamento europeo e dei governi democratici dell’Unione, sollecitandoli a vigilare senza sosta, affinché le autorità di Egitto e Territori Palestinesi provvedano a liberare i rifugiati e a perseguire i trafficanti assassini, nonché ad attuare per il futuro politiche efficaci contro il traffico di esseri umani, i rapimenti a fine storsivo, le torture, gli omicidi, la tragica realtà del mercato nero degli organi umani. Per evitare il ripetersi di tragedie umanitarie di gravità inaudita, tuttavia, è importante anche e soprattutto porre fine ai respingimenti dei migranti richiedenti asilo, condannare i patti stipulati fra governi e finalizzati alla persecuzione dei profughi e avviare politiche lungimiranti riguardo all'accoglienza dei rifugiati e la rilocazione degli stessi nell'Unione europea.

Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
+39 3934010237 :: +39 331 3585406
info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Sig. Pettini,
Posso fare una domanda, quanto prende al mese per le cose false che ci rifila qui in questo form, per salvare la faccia del regime?
Se Abba Mussie non gridava aiuto al mondo intero, nessuno si muoverebbe, invece oggi vediamo tutti mobilitati, per fino il Parlamento Europeo ha votato una Risoluzione ieri, grazie ad Abba Mussie. Lei Sig. Pettini cosa ha fatto? oltre denigrare l'unico Prete che grida con coraggio la difesa dei diritti umani di questi poveri. Possibile non fatte nulla per salvare queste persone, neanche la sciate fare chi con grande abilita sta mobilitando tutti, politici europei, mas midia, ONG.
Per caso lei invidioso? Ho avete paura che si parli dell'Eritrea? in somma cosa che volete nascondere? perché vi affannate tanto per screditare chiunche tenta di fare o di dire qualcosa che non vi sta bene a voi? Le mette indiscussione un Prete che riesce a mobilitare mezzo mondo, Lei cosa sa fare Sig. Pettini, a parte dirci tante balle?

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Tedros il sito web Eritrea Eritrea è dedicato allo Stato di Eritrea e al Popolo eritreo che in patria e nel resto del mondo ne sostiene lo sviluppo e l’affermazione come nazione esemplare nel contesto del continente africano.

Difficoltà e momenti negativi fanno parte della tormentata storia dell’Eritrea che comunque da questi ha sempre trovato la forza per spingersi verso nuovi e più avanzati obiettivi di emancipazione.

Questo risulta insopportabile a quelle parti il cui solo scopo è quello di mantenere l’Africa eternamente in conflitto e ne sono conseguite campagne denigratorie ai danni dell’Eritrea orchestrate allo scopo di tentarne una destabilizzazione politica e sociale.

Queste si sono sistematicamente infrante contro la compattezza del popolo eritreo da sempre refrattario a influenze di ogni genere, ma è tragico dover constatare l'esistenza di personaggi che per perseguire i propri scopi occulti non esitano a tradire il loro stesso paese (sempre che di veri eritrei si tratti) e sfruttare le personali tragedie umane dei propri fratelli sfruttandoli e strumentalizzandoli attraverso “agenzie” senza scrupoli.

Questi personaggi da sempre alimentano i traffici dei migranti sostenendone la necessità politica per screditare i paesi di provenienza, e in questa ultima fase hanno già cominciato ad avanzare pretese di egida su tutti i migranti ritenuti inammissibili al rientro in patria per presunti ma inesistenti rischi per la loro incolumità personale.

Tedros pensa che la gente non cominci a domandarsi perché si parla con insistenza di migranti eritrei e non genericamente di migranti africani?

Non crede che l’ostinazione di questi a non volersi far identificare (attenzione per identificarsi intendo come nazionalità anche se in forma anonima) riveli una strategia ben precisa?

Che fine hanno poi fatto quelle centinaia di migranti sequestrati segnalati all’inizio dell’anno nella stessa zona?

Finita l’occasione di fare clamore finito l’interesse, esattamente come succederà ai disgraziati che grazie a Mussie e accoliti ora si trovano lontani dalle loro case.

Stefano Pettini

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Vede Sig. Pettini, lei chiede il rispetto a gli altri, ma lei per primo manca di rispetto ad altro, Abba Mussie è un sacerdote che le piacia o no, lei lo chiama solo Mussie volutatamente in forma irispetosa, nella nostra cultura anche nella vostra ad un sacerdote non lo sichiama solo con il suo nome, ma si usa Padre o Don, si è capito che a lei non piace Abba Mussie, ma il rispetto si deve a tutti.
Lei acusa Abba Mussie come se lui gli ha portati fuori dal paese, questo e privo di ogni fondamento, se lei ha prove presenti qui, che prove ha delle acuse che sta faccendo?
Sappiamo che la tattica di tutti regimi ditattoriali, per abbatere chi non la pensa come loro e quello di cercare di screditare la persona, usando ogni mezzo pur di offuscare l'immagine della persona.
Siete arrabiati per non dire altro, che i parenti dei profughi e gli stessi profughi si fidano più di Abba Mussie che dell'Ambasciata Eritrea in Egitto o in Libia o in Italia.
Cominciate a fare del bene per riconquistare la fiduccia dei cittadini, diffendete i diritti dei nostri connazionali che si trovano nei guai, allora si che la gente si rivolgera più a voi che a gli altri. Finché voi perdete tempo ad attacare chi fa del bene, non fate nulla per trovare reali soluzioni ai problemi dei migranti, profughi eritrei in diaspora sarete solo dei perdenti.
Cominciate dal rispetto di chi ha visione diversa dalla vostra.

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Tedros solo recentemente il Mussie si è aggiunto la qualifica di Don, ma per molto tempo ha agito con il solo nome di Mussie.

Comunque per me Mussie esiste solo per come viene citato negli articoli sui giornali e questi lo riportano come Mussie o Mussie Zerai o Don Mussie a seconda dei casi.

Per il resto null’altro si sa sulla sua reale identità, su chi finanzi le sue attività (coincidenza i suoi contatti con UNCHR?), su chi faccia parte della fantomatica associazione Habescia che per quanto mi riguarda potrebbe anche avere nessun aderente se non il Mussie stesso.

Le dirò che non mi sorprenderei se Mussie in persona scrivesse su questo forum magari con lo pseudonimo di Tedros (non dimentichi che con le credenziali di amministratore ho accesso ai dati di chi partecipa al forum).

Dunque ancora una volta la invito a moderare i suoi termini e, semmai fosse veramente interessato al mondo degli immigrati non regolari, di partecipare questa sera a Roma all’evento organizzato dai giovani eritrei di Roma e nel Lazio al quale parteciperanno come sempre alcune centinaia di quei giovani con il solo desiderio di sostenere il proprio paese anche nella loro condizione di espatriati.

Stefano Pettini

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Sig. Pettini,
Le sue minacce velate, mi fanno un baffo.Lei può fare tutti i salti mortali che vuole.
Lei deve prima imparare a rispettare le persone, anche al proprio avversario si deve rispetto.
Secondo lei Abba Mussie con tutto il casino che ha per stare deitro al dramma dei profughi eritrei, da lei negato, ha tempo da perdere per rispondere alle sue, buffale? Si vede che lei si crede chi sa chi, scenda dal piedi stallo, lui a differenza di lei si sta impegnando per trovare soluzioni a questo dramma. Se vuole conoscermi venga ad Asmara, lo già detto, che l'aiutero a sperimentare quello che provano molti nostri connazionali che fugono dall'Eritrea. Lei mi invita al raduno, mi faccia avvere un visto di ingresso che vengo a spiegare ai giovani PFDJ, che cose l'Eritrea di oggi.

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Tedros a quali velate minacce e a quali avversari si riferisce?

Personalmente non ho a che fare ne con le une ne con gli altri.

In materia di rispetto reciproco invece la invito alla riflessione.

Stefano Pettini

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

"Tedros (non dimentichi che con le credenziali di amministratore ho accesso ai dati di chi partecipa al forum)" Questo come lo chiama lei? Avversari per dire chi la pensa diverssamente da lei, sul piano politico.
Sul rispetto io non ho nulla di cui riflettere, io non sono venuto a parlare del suo paese, ho di come lei percepisce il suo paese, sono cose sue. Lei invece pretende di essere più eritreo di noi eritrei, francamente non accetto. Ho il diritto di avere e di dare la mia lettura della situazione del mio paese è del mio popolo.Lei tratta tutti quelli che non condividono questo regime attuale in eritrea come dei traditori, non mi pare il suo paese tutti condividono del presidente che governa il paese, ci sono i pro e i contro come na turale che sia. Perché in eritrea invece diventa in ammissibile che ci sia una opposizione al regime che occupa il potere attualmente.

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

sottolineo quello che ha scritto tedros in merito di poter esprimere sul nostro paese cosi come e la situazione reale e che quello che fa Stefano Pettini e un ingerenza del'italia sul diritto che abbiamo nella nostra terra, anche se Pettini lo dice agli altri ,ma e proprio lei e quelli che per interessi egoistici siete sostenitori di un sanguinari dittatore che non ha diritto di stare dove sta .Potete non sostenere le nostre lotte per democrazia ma almeno non sostenete le dittature che affliggono la nostra gente e la nostra terra

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Tedros intendevo semplicemente ricordarle che sono in grado attraverso l’indirizzo IP associato ai suoi post di stabilire se lei scrive dall’Eritrea o, per esempio, da Roma, e se, sempre per esempio se L’IP è privato o magari appartiene a una congregazione religiosa.

Non vedo in questo alcuna velata minaccia.

Comunque per rientrare nell’argomento del 3d vorrei chiarire definitivamente che non considero affatto gli emigranti irregolari alla stregua di traditori, anzi posso sottoscrivere che proprio il determinante contributo offerto da questi ragazzi alle comunità degli eritrei in Italia e in Europa ha ridato energia e determinazione al movimento in sostegno dell’Eritrea.

Riprova è stata la vastissima partecipazione di ieri sera all’evento organizzato a Roma dal YPFDJ (guardare le foto pubblicate per credere).

Quello che trovo assolutamente deplorevole è l’uso strumentale che di questi ragazzi si vorrebbe fare cercando di veicolarli verso sospette agenzie umanitarie facendo leva sul loro stato di momentaneo bisogno.

Il caso del Sinai è significativo e dimostra che pur di far credere all’opinione pubblica internazionale che esistono motivi di attrito interno al paese si calca la mano sulla nazionalità presunta dei migranti che improvvisamente diventano prevalentemente eritrei, ma impossibili da identificare per paventate conseguenti stragi familiari.

Questo non è umano, non è cristiano e non è opposizione politica. Questo è terrorismo ideologico.

Stefano Pettini

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Se come dice lei perché il europa gli eritrei vengono riconosciuti come rifugiati politici?
Tutto il mondo sbaglia trane lei e i sostenitori del regime? questo si chiama presunzione.
I molti giovani di cui parla che ieri si erano radunati, che genere di documenti hanno? non sono rifugiati? Allora se hanno dichiarato il falso, bisogna consegarli alle autorità italiane, che li dovrebberò togliere il documento da rifugiati.
Ad Asmara nessuno fa la campagna di espatrio, se mai siete voi dall'Europa che mandate soldi per farli espatriare. Poi si rivolgono alle Agenzie umanitare a chiedere aiuto quando si trovano in condizione diperata, perché si rivolgono a lei Sig. Pettini, lei li lascerebbe morire volentieri come nel caso del Sinai, non ha mosso un ditto, anzi purchè non si parli dell'Eritrea, si sta affanando per negare, che ci siano eritrei rapiti da predoni del deserto, nel Sina.

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Tedros la “Convenzione sullo status dei rifugiati28” del luglio 1951 al Cap. 1, Art. 1 sancisce come "Definizione del termine di 'rifugiato'" quanto segue:

« Colui che, (...) temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese, di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese: oppure che, non avendo la cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra. »

Gli eritrei che scelgono di lasciare il loro paese non lo fanno per nessuna di queste ragioni, basta incontrare i giovani che arrivano presso le comunità eritree italiane per rendersi conto che il loro è stato un viaggio della speranza o purtroppo dell’illusione, ma non certamente causato dagli orrendi crimini che si vorrebbe addossare al governo eritreo.

Stretti fra le conseguenze dei giochi politici dei potenti della terra che strangolano il loro paese, quei giovani tentano il tutto per tutto per godersi la loro giovinezza come farebbe chiunque altro, stanchi di aspettare e aspettare.

Condivisibile o meno questa è una realtà fisiologica che colpisce l’Eritrea esattamente come qualunque altro paese che si trovasse nelle stesse condizioni.

Criminale e moralmente inaccettabile è voler sfruttare una tale naturale contingenza in maniera distorta per soli fini politici.

Se i paesi ospitanti dovessero fare delle analisi oggettive sulle reali motivazioni poste alla base di quelle migrazioni non si ravvedrebbero i termini per la accoglienza di quei giovani, tuttavia grazie a benevole interpretazioni estensive delle regole sull’immigrazione quasi tutte le istanze presentate in realtà trovano accoglienza.

Non a caso i permessi di soggiorno vengono rilasciati per motivi umanitari, e non per ragioni politiche come molti credono, questo dipende dal fatto che dei migranti viene preso in considerazione lo stato di deprivazione fisica e psicologica conseguente la lunga peregrinazione in paesi terzi e non la loro oggettiva condizione nel paese di appartenenza.

Questo è umano e condivisibile, ma quello che invece è criminale è l'azione di agenzie umanitarie che vorrebbero far sottoscrivere a quei disgraziati documenti sulle loro presunte condizioni in patria tanto agghiaccianti quanto non veri, convincendoli che quello è il solo modo di giustificare una loro istanza di soggiorno.

E questo al solo scopo di alimentare orrende statistiche a carico di paesi che ragioni politiche vogliono demonizzati a tutti costi.

L’Italia ha mostrato una scorza dura per scoraggiare alla fonte il fenomeno di una migrazione che rischiava di assumere proporzioni ingestibili, ma nei fatti è stato estremamente benevolo nei confronti di quanti hanno richiesta un aiuto al nostro paese.

Il discorso è molto lungo e ci porterebbe di nuovo lontano dal senso di questo 3d.

Stefano Pettini

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Bisogna verificare cosa dichiarano questi ragazzi difronte alla Commissione che esamina la loro richiesta di asilo politico.
Gli aspetti fisici o psicologici sono secondari, nel esaminare una richiesta di asilo.
Ho loro raccontano il falso alla commissione pur di ottenere un documento, o lei non sta dicendo la verità.
Nel caso fosse verà la prima ipotesi, bisogna denunciarli alle autorità italiane che raccontano il falso, dimostrando poi di fatto che fanno parte del YPFDJ, frequentano tutte le attivita che organiza l'Ambascita dello stoto Eritreo, per cui non hanno nessun problema. In utile predersela con le Agenzie Umanitarie, i veri nemici dell'Eritrea sono quei giovani che scappano e arrivano in Europa descrivono un eritrea terribile, cose vere ma non per loro, se i veri perseguitati sono pochi, in vece in migliaia raccontano balle danegiando l'immagine del loro paese. Queste persone devono essere denunciate alle autorità italiane cosi che non rinovino più il documento di residenza, ottenuto come richiedenti asilo.
Danegiano il paese, danegiano anche le persone che realmente hanno bisogno di protezione.

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Tedros i diplomatici italiani sono continuamente in contatto con Asmara, in seguito alla nuova riapertura di rapporti aperti e regolari avvenuta recentemente fra i due paesi, e sanno perfettamente che in Eritrea ci sono sicuramente moltissimi problemi urgenti, ma non certamente di tipo politico.

Infatti dai migranti eritrei non viene presentata nessuna richiesta di asilo politico, ma solo richieste di accoglienza umanitaria giustificate dal desiderio di ricongiungersi ai nuclei familiari da molti anni gia residenti in Italia o in Europa, e dal loro stato di salute e prostrazione fisica dovute al loro lungo e difficile peregrinare patito prima di arrivare in occidente.

Per un po’ di tempo le cose erano andate abbastanza bene e specialmente gli eritrei grazie al diverso legame storico e affettivo con l’Italia hanno potuto beneficiare di una certa elasticità nell’accoglienza, poi però gli accordi stipulati dal governo Berlusconi con Gheddafi in materia di immigrazione clandestina hanno sconvolto ogni cosa precedentemente consolidata e generato casi assolutamente atipici come quello del Sinai.

I giovani espatriati clandestinamente dall’Eritrea che arrivano in Italia o in Europa si riamalgamano immediatamente alle comunità eritree come attivisti del YPFDJ perché questo è l’unico modo concepibile per un vero eritreo di esprimere la sua identità nazionale e sociale.

Basta guardare le centinaia di fotografie che li ritraggono con indosso le maglie con l’immagine del presidente Isaias orgogliosamente in testa al corteo di eritrei riuniti a Ginevra per manifestare contro le ingiuste sanzioni Onu, o stretti intorno all’ambasciatore e alle comunità eritree in tutte le feste celebrate a sostegno del paese.

Al contrario Tedros nulla del genere ha mai preso vita sotto forma di contestazione oppure opposizione politica; non un candidato, non un programma e nessun movimento popolare.

Come pensare quindi che si possa affermare ragionevolmente che esistono motivazioni di persecuzione politica o dissidenza alla base della scelta di alcuni giovani di lasciare il proprio paese?

Stefano Pettini

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Ce qualcosa di strano con questo" governo"eritreo perché e davvero inconcepibile che continuano a scappare dei giovani lasciando un governo eritreo che sta lavorando per loro ,ma che questo governo non riesce a impedire o comunicare loro quali pericoli li attendono una volta lasciata la "odiata patria eritrea "o come dice Pettini i loro famigliari cosi stupidi che li fanno rischiare la vita pur sapendo che in qualsiasi paese ,europa o in genere occidente , non ce più posto per i nuovi arrivati
Ma ce ancora qualcosa di strano in questi eritrei ,mentre subito dopo l'indipendenza molti hanno cominciato tornare nella terra dei padri ,ora che isaias il dio d'eritrea sta facendo cose grandiose stanno scappando dal paradiso per andare nel inferno

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Marta pretendere di esprimere valutazioni di merito sull’Eritrea solo giudicando le irrequietezze manifestate da alcuni dei suoi giovani è da ingenui o da provocatori.

L’Eritrea è un paese in crescita, ma ancora con moltissimi problemi il più sentito dei quali è certamente la mancanza di tutela internazionale manifestata nei confronti del paese nelle circostanze del rispetto degli accordi di Algeri e dell’approvazione delle sanzioni Onu.

Il paese esercita ogni doveroso sforzo per trasmettere ai giovani il senso del pericolo che si corre scegliendo di abbandonarlo per tentare illusori viaggi della fortuna e la televisione eritrea mostra spesso una interessantissima indagine svolta presso i giovani eritrei arrivati a Roma dove sono raccolte le loro amarezze e le loro disillusioni.

Stefano Pettini

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

L'anno 2010, a differenza dell'anno precedente caratterizzato dalla grande siccità che provocato enormi problemi nella nostra popolazione prevalentemente agricola, l'intensa pioggia su vasto territorio eritreo ha permesso la raccolta per il fabbisogno alimentare ed dato spinta per continuare nel lavoro programmato ed iniziato da qualche anno per uscire fuori dalla povertà con le proprie forze, con autodeterminazione tutti insieme: popolo e governo. Il nostro popolo è ben conosciuto per la cultura dignitosa di voler guadagnarsi il pane dal proprio lavoro e sudore. Abbiamo ereditato un paese distrutto dalla guerra completamente e siamo determinati di rimetterlo a sesto, costruendo infrastrutture e basi per lanciarsi economicamente e cambiare le condizioni sociali della propria popolazione. Così come la storia ci insegna i paesi sviluppati economicamente oggi, hanno passato la stessa condizione nostra negli anni subito dopo la guerra. La popolazione ha dovuto lavorare e sacrificarsi per uscire dalle condizioni della povertà. Coloro che scappano dalle condizioni economicamente e socialmente difficili "attuali e provvisorie e sicuramente superabili", sono vittime di gran lunga di peggiori condizioni di schiavitù e trattamenti disumani che sono agli occhi di tutti. Anche se arrivano in Europa non potranno mai realizzare i loro sogni. Con il tempo si alzeranno e vedranno di aver inutilmente intrapreso un percorso di emigrazione inutile e deludente.
Il nostro popolo ha intrapreso il suo percorso di lavoro e fatica. Attualmente da una quota un po' piu' alta intravede un orizzonte piu' largo e verde di speranza e di pace.
COLGO L OCCASIONE PER GLI AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

La seconda considerazione:
eritrei, etiopici, somali ecc che siano diventano oggetto per arrichimento della malavita organizzata e dei falsi profeti, che si vestono dell'abito dei difensori dei diseredati, ma che in verità si costruiscono i loro affari sulla miseria altrui.
La terza considerazione:
in questo percorso buio e sconosciuto entrano in un tunne infernale di grande sofferenza inaspettata ed oggetto di sfruttamento non solo economico, ma il peggio è di quello di diventare come cavia per l'asportazione degli organi e rischio della propria vita, nonchè di violenza fisica e psicologica.
La Quarta considerazione:
involontariamente diventano uno strumento per giochi politici sporchi contro il proprio Paese e contro il proprio popolo.
Negli auguri vorrei inviare un particolare AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO - ED UN GRAZIE PER IL CONTRIBUTO COERENTE E COSTANTE NELL'INFORMAZIONE PAZIENTE E CORRETTA SULL'ERITREA AL SIG PETTINI E FAMIGLIA.
Derres

Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Il caso di dirlo "La mamma dei cretini e sempre in cinta" Sig. Derres, invece di sbraitare qui, faccia qualcosa per salvare quelli profughi nelle mani dei trafficanti nel deserto del Sinai. Anche lei sarà fugito anni fà forse dalla ditattura precedente a questa, avvra ricevuto aiuti da quelli che oggi chiama "che si vestono dell'abito dei difensori dei diseredati" nel mondo sono loro che aiutano salvano migliaia di gente. Se fosse per persone come lei questi poveraci morirebbero in silenzio senza che nessuno lo sappia. Lasci perdere i suoi proclami inutili, di propoganda da lecca piede del regime, piutosto faccia qualcosa per aiutare la sua gente che si trova nei guai, che rischia la vita. A messo che per lei valga ancora qualcosa la dignità umana di questi eritrei.

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Non uso lo stesso linguaggio dei volgari attaccabriga per il rispetto del conduttore di questo forum e dei lettori di questo forum.
Per i nostri giovani eritrei io penso che bisogna attivare, utilizzando i mezzi televisi nazionali una informazione studiata e mirata a convincerli a non intraprendere il percorso dell'emigrazione. Naturalmente bisogna dimostrare loro cosa trovano i loro compagni lungo il percorso di viaggio ( torture, stupri, tutte le violenze, asportazione degli organi e persino la morte. Ed una volta arrivati in Europa se non hanno parenti, fame e vita da barbone. Già la TV. Eritrea a trattato questi argomenti, ma bisogna continuare costantemente ad informare. Su questo ho già avanzato la mia proposta a chi di dovere.
In Italia ad interessarsi dei giovani eritrei siamo noi eritrei. Sono nostri fratelli e nostri figli e soffriamo anche noi questa tragedia. Per quanto riguarda l'interessamento di Musiè Zerai ai rapiti eritrei nel Sinai, la domanda normale ed ovvia come fa Musie a conoscere questa organizzazione e che legami ha. Conosco l'attività di Musie come rappresentante di Agenzia Habescia dal 2005. Ha fatto questa agenzia Habescia con simbolo del leone di Haile Sillasie. La sua posizione chiara non é rappresentante di un'agenzia che aiuta i profughi così come viene proclamato nel suo documento. Nella vicenda degli eritrei ha trovato un affare e per lo piu' da quasi cinque/sei mesi si è vestito dell'abito sacerdotale e leggo che si chiama Don Musiè. Ebbene l'abito non fa il monaco ma ormai nella parrocchia ci sono anche decine di pedofili e maniaci ed uno sfruttatore in più arrichisce la banda. Il peggio é che persone simili anzichè contribuire a concorrere ad alleviare i problemi dei malcapitati incoraggiano ad incentivare l'affare della malavita organizzata.
In Eritrea le persone ed in particolare giovani, stanno lavorando egregiamente. I risultati sono agli occhi di tutti. Il presidente Issaia ha già dichiarato che coloro che hanno speso gli anni della loro vita al servizio dello Stato, riceveranno il giusto riconoscimento. E noi siamo orgogliosi dei nostri giovani, del nostro governo e del nostro presidente che lavorano con determinazione. Dei falsi profeti e dei falsi paladini dei diseredati non ci interessa nulla.
Cordialmente Derres Araia

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Tedros chini la testa di fronte alla saggezza e alla pacatezza del sig. Derres.

Evidentemente lei blatera sconsideratamente senza neanche avere la più pallida idea di quello che viene fatto dalle comunità eritree in supporto dei giovani che lasciano l'Eritrea e anche di quelli che in Eritrea rimangono.

La differenza di queste azioni rispetto a quelle politicizzate messe in atto dalle note agenzie che si autoreferenziano come umanitarie, è la discrezione.

Chi starnazza ai quattro venti al solo scopo di promuovere le sue presunte attività di autoesaltazione mette in serio pericolo i migranti indicandone percorsi e strategie, ma non è in grado di produrre nulla di utile sul campo pratico.

Il chiasso mediatico provocato da Mussie a cosa ha portato? Qualcosa di positivo si è forse potuto realizzare grazie ai suoi ripetuti quanto inopportuni interventi? Quale caso umanitario intendeva attivare?

Forse corsie preferenziali da gestire attraverso UNHCR che come prezzo da pagare esige "solamente" la demonizzazione dell'Eritrea?

Spero che il santo Natale le porti consiglio.

Stefano Pettini

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Oggi riesco a scrivere due righe su un argomento che mi ha scioccato è bloccato per giorni, scrivo per dar un po di voce a chi gli è stato negato anche il diritto di esistere, a chi non è stato riconosciuto, a chi, l' esistenza, della sua sorte è stata dubitata sistematicamente in nome di una difesa ad oltranza dell' indifendibile.

Il video che sto postando con il link parla di quale fine abbiano fatto,e continuano a fare, molti eritrei nel Sinai.

A dispetto di alcuni nel forum che hanno osato negare che ci fossero eritrei o altri esseri umani nelle mani dei beduini del sinai ecco la tragica realtà. (ma qualcuno dovrebbe fare un esame di coscienza... se ne ha un minimo, qualcuno che dubitava di don Musie forse dovrebbe dubitare di se stesso e delle sue convinzioni...).

il contenuto del video è agghiacciante, ma ogni eritreo deve vederlo e prendere coscienza di quello che sta succedendo. Le demagogie sono inutili davanti a queste immagini.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=VEtt33obUAY&fb_source=message.

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Caspita!!! dpo aver letto ho guardato il calendario... pensavo ad un roll back del tempo... 2012 >> 1830...
Incredibile!!!!! Le persone spogliate della loro dignità di individuo!!!!
Spero solo che esista un aldilà e che i responsabili di tutto ciò paghino a caro prezzo i loro crimini!!!!
Bobo
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Traffico di esseri umani in Sinai: dalle Ong all'Onu i nomi dei basisti in Sudan


La vita umana di chi è povero e perseguitato non vale nulla. E’ su questo assurdo criterio che si basa il traffico di schiavi e organi umani che si svolge nel Sinai, con radici in Eritrea e importanti riferimenti in Sudan. Da ieri, un nuovo importante tassello si aggiunge nella lotta che diverse Ong conducono da anni a sostegno di migliaia di giovani rapiti e uccisi sotto gli occhi indifferenti del mondo. Ne parla Roberto Malini, presidente del "Gruppo EveryOne", al microfono di Gabriella Ceraso:

R. – Noi abbiamo avuto, grazie a dei difensori dei diritti umani locali, una serie di nomi – undici nomi – di basisti, molti dei quali purtroppo di nazionalità eritrea, che sono nel campo profughi di Shegherab in Sudan, dove si ritrovano migliaia di eritrei. Questi basisti conoscono bene le tradizioni e le abitudini degli eritrei e lavorano proprio all’interno di locali nel campo: partecipano alle operazioni di convincimento, rivolte ai ragazzi eritrei e di altre nazionalità, che desiderano spostarsi con il sogno di raggiungere Israele. Oppure, addirittura, partecipano ad azioni di rapimento. Abbiamo fatto i loro nomi, li abbiamo trasmessi al governo del Sudan, alle Nazioni Unite, al Consiglio d’Europa, alle grandi organizzazioni che hanno la possibilità di intervenire. Quanto meno speriamo che la popolazione del campo venga a conoscenza dei nomi di queste persone e che queste possano così sentire una certa pressione esercitata sul loro lavoro criminale.

D. – Non è la prima volta che avete o che fornite liste, eppure nessuno si muove. L’immobilismo politico è ancora il problema fondamentale?

R. – Sicuramente. Abbiamo ormai i nomi sostanzialmente di tutti i trafficanti del Sinai e abbiamo avuto qualche intervento, ma assolutamente insoddisfacente rispetto alle aspettative. Però, la grossa responsabilità di quello che accade è in Eritrea. Abbiamo sentito testimonianze di figure legate al traffico che sono poi nomi grossissimi delle forze armate eritree. Questo traffico, che parte dagli “intoccabili” eritrei, si muove poi con gli “intoccabili” del Sudan, dove c’è corruzione ovunque, e prosegue in Egitto. Ecco, il vero problema è la corruzione a tutti i livelli: è questo che ci spaventa molto. Ed è questa, poi, la grande battaglia umanitaria da combattere. Il miglioramento è che ora il mondo lo sa e che esiste una rete reale, che ha attivisti anche sul posto, e che è in grado veramente di risolvere alcuni casi e di fornire le nuove dinamiche di questo traffico. E questo è molto importante. Nonostante tutto ciò, i numeri sono ancora altissimi: i milioni di dollari che girano in questo enorme traffico sono veramente tanti, e quindi c’è tantissimo da fare e a livello numerico i risultati non sono assolutamente soddisfacenti. Diciamo che forse il traffico di esseri umani si è ridotto di un 10 per cento, e quindi la speranza è questa: che da questi primi risultati virtuosi si possa arrivare ad una presa di posizione più coraggiosa da parte delle istituzioni e quindi ad una vera azione globale contro il traffico. In quel caso, pensiamo che in questo momento - poiché sappiamo tutti come sono i trafficanti, come si svolge il traffico - perché non ci sono più misteri, sarebbe abbastanza fattibile l’idea di smantellarlo

Re: Eritrei rapiti da predoni nel Sinai.

Vorrei segnalare questo articolo pubblicato il 6 dicembre sul quotidiano "Avvenire"
http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/eritrea-smercia-e-isuoi-figli.aspx