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La Democrazia

Ripetutamente sento questa parola DEMOCRAZIA parola che deriva dal greco, potere (kratos) del popolo (demos). La democrazia è una forma di governo. In uno stato in via di sviluppo un governo Democratico è una priorità? La necessità di sopperire ai bisogni fondamentali (Cibo,Salute,Sanità,Istruzione) può essere un motivo valido per mettere da parte momentaneamente questa forma di governo?

Re: La Democrazia

Carissima Awet,
l'uomo, con la sua fantasia e creatività ha creato
diverse forme di "democrazia". Per esempio, quella
italiana, rientra perfettamente nella forma di
"democrazia pilotata". Resta esplicito che sia tutto
da "dare ad intendersela". Personalmente, lo ribadisco, a certe fantastiche forme di democrazia,
preferisco delle "mezze dittature", sinceramente!
Complimenti per i tuoi quesiti!
Cari salutoni.
Walter

Re: La Democrazia

Caro Walter,
come dice lei esistono diverse forme di democrazia al mondo più o meno valide. Ciò che però accomuna tutte è la possibilità per la gente, il popolo di poter esprimere le proprie opinioni e partecipare alla vita del proprio Paese. Dalla circoscrizione del quartiere fino alle elezioni politiche. Portare le proprie idee e formulare delle proposte anche contro quelle dell'"avversario" politico.

Questo è ciò che manca totalmente in Eritrea. Personalmente non condivido la sua affermazione che a democrazie imperfette siano preferibili mezze dittature. Considerando poi che in Eritrea c'è una dittatura completa.

Re: La Democrazia

Carissimo Marco,
per mia ignoranza, non so quale metro utilizzi Lei per misurare la "completezza" della dittatura in
Eritrea. A me, per "completezza" di logica, sinceramente, non m'importa quella democrazia che
mi permette di parlare: preferisco quella per la
quale, chi comanda, lavori sodo! Come ho già scritto,
conosco l'Eritrea a fondo, perchè ho vissuto costà
venti anni, perchè parlo e scrivo il tigrignà (lingua
eritrea). Le mie conoscenze non mi permettono di
avallare quei discorsi che fanno "certi turisti" o quelle persone che si recano "in missione". Ho vissuto, e vivo l'Eritrea nella Sua interezza.
Cordiali saluti.
Walter

P.S. La prego vivamente di leggere bene, molto bene quanto scritto da Awet. Grazie!

Re: La Democrazia

Castaldo, ma lei da quanto non va in Eritrea? La prego, come le ho scritto in un altro forum, di smetterla di scrivere sciocchezze. Gli eritrei ( e basterebbe parlare con le persone comuni, e non con i pochi benestanti o diplomatici come fa sicuramente lei) sono esasperati dalla dittatura di Isaias. Non hanno lavoro, non hanno da mangiare, sono terrorizzati dal regime. La prego, davvero, di non fare altri danni perpetuando un'idea semplicemente fantascientifica. Magari faccia un salto in Eritrea fra le persone comuni e poi ricominci a scrivere. In poche parole: scenda da Marte e la smetta di annoiarci con circonlocuzioni che fanno a pugni con la decenza intellettuale. L'Eritrea è disperata e non lo dicono i giornalisti, ma i suoi abitanti. Lei magari la smetta di frequentare qualche salotto, nel frattempo.

Re: La Democrazia

Carissimo Marco,
in Eritrea ci vado più spesso di quanto Lei possa
immaginare. Non frequento salotti e, come più volte
ho scritto, a differenza di voi turisti, io, malgrado
il mio nome e cognome, parlo e scrivo il tigrignà
(per i turisti che non lo sapessero, è la lingua
eritrea). I discorsi non m'interessano: io tengo ai
fatti. Invece di perdere tempo a denigrare, perchè
non attivarsi? Lo so, è più facile blatterare...
Non me ne voglia, sig. Marco
Cordiali saluti
Walter

Re: La Democrazia

Walter,
poco devi dire contro chi, mascherandosi da turista, ben altro va a fare in Eritrea. Sa osserva, si parla con la gente, ci si informa e ci si confronta. Nessuno di noi va in Eritrea per prendere il sole o vedere un angolo d'Africa.

E se mi posso permettere, il nostro impegno a favore dei nostri fratelli e sorelle è costante e giornaliero; foss'anche i 10 euro spesi di telefonata per sentire, ascoltare, confortare: insomma tenere compagnia, anche se a distanza, come farebbe un amico nel momento del bisogno.

Nessuno critica tanto per dire qualcosa; nessuno parla per sentito dire. I testimoni di ciò che diciamo stanno proprio in Eritrea.

Re: La Democrazia

Signor Moretti,
tutto ciò non ha nulla di costruttivo: sono i fatti
quelli che contano e, possibilmente, in silenzio.
Cosa credete, Lei & co., di migliorare la situazione,
magari con 10 euro di telefono, o spedendo fior di
quattrini per farli annegare...
Comunque, non essendo tendenzialmente polemico, La
prego vivamente di non rispondere alla presente: Le
assicuro che sarà coloquintidica.
Ciò non toglie che io Le riservi i miei migliori saluti.
Walter

Re: La Democrazia

Sento quasi la mancanza di pettini...
Aveva tutti i difetti, ma almento non ci insultava fra le righe. Per fortuna che quelli come lei, caro Walter, sono pochi!

Re: La Democrazia

Caro Marco, non istighi i matti a tirare i sassi!
La seguente se l'è cercata: "I migliori, sono sempre
pochi" e, a completamento: "Mal voluto, non è mai
troppo!"
Salutissimi.
Walter

p.s. Mi chiedo, e chiedo a Voi tutti, perchè non
mettere assieme queste "forze" per essere costruttivi? Il sig. Pettini, che non finirò mai
di ringraziare, ci offre una occasione inestimabile:
perchè non apro*****rne?

Re: La Democrazia

Non bisogna per forza pensarla come voi per far qualcosa di buono per l'Eritrea. Io vedo in lei l'errore così come lei lo vede in me. L'importante è rispettarsi. Purtroppo questa pluralità non c'è in Eritrea. E temo che fintanto che non ci sarà una pluralità, una opposizione, in grado di controllare l'operato del governo, le cose andranno nella stessa direzione in cui stanno andandando dall'indipendenza ad oggi.

Re: La Democrazia

Marco, il fatto di pensarla diversamente, è un
arricchimento culturale: se la pensassimo tutti nello
stesso modo...sarebbe la fine! Dunque, come vedi, sono daccordo. Non riesco, però, a capire l'altro
discorso. La c'è un dittatore, quindi non bisogna
aiutare la popolazione? Io ho interpretato così il
suo messaggio. M'auguro di essermi sbagliato.
Saluti
Walter

Re: La Democrazia

Vorrei riprendere l’argomento riguardante la democrazia applicata alla attuale situazione eritrea, proposto con molta intelligenza da Awet, poiché in questi giorni è tornato di grande attualità essendo il tema centrale di una Conferenza internazionale che si sta tenendo ad Asmara.

Intervenendo nel discorso di apertura il presidente Isaias ha spiegato con chiarezza quali, secondo il modo di vedere degli eritrei, siano i sicuri pregi e i possibili difetti di una società regolata su principi democratici, aggiungendo che ogni paese ha il diritto di interpretare il concetto di democrazia in maniera autonoma e indipendente nel pieno rispetto della propria cultura.

Spero che presto siano messi a disposizione del pubblico i testi degli altri interventi che hanno fatto seguito a quello del presidente, per avere una idea più complessiva dei lavori in corso.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Il Presidente Issaias Afewerki nella conferenza internazionale in corso all'Hotel Asmara, sul tema della democrazia in Africa, è intervenuto affrontando l'argomento della democrazia analizzando l'origine e lo sviluppo della democrazia, ed ha detto che "la democrazia non è il fine ma è la base per uno sviluppo dei popoli e della società, e se non vengono garantiti i diritti economici, sociali, culturali e politici della società non puo' esserci una vera democrazia. Inoltre il presidente ha aggiunto che nel nome della democrazia si pratica uno sfruttamento di interi paesi con poche risorse e dall'altra parte si osserva che alle popolazioni vengono negati l'utilizzo delle risorse del proprio paese. Se si vuole una vera democrazia ci deve essere una distribuzione equa delle risorse e della giustizia sociale il rispetto della dignità umana. Una cultura di convivenza pacifica fra varie religioni ed etnie in varie società viene tenuto come valore e forza.
Se vengono attuati ostruzionismi per isolare comunità,
comportano delle gravi conseguenze di conflittualità.
Infine il presidente Issaias ha detto che per attuare una vera democrazia nel mondo occorrono sforzi enormi.
Derres Araia

Re: La Democrazia

http://en.wikipedia.org/wiki/Eritrea#Politics_and_government

it seems that the opinion on Eritrea's political situation is quite straightforward...

Re: La Democrazia

Salve,
Sig. Stefano e/o Sig. Deress sarei interessata a ciò che è stato detto e ratificato alla conferenza svoltasi ad Asmara sul tema "Democrazia in Africa". Avrebbe qualche link o qualche documento (Ex discorso del Presidente Afeworki) da girarmi.
La ringrazio in anticipo.
La mia email : awet2001@gmail.com
Distinti Saluti

Re: La Democrazia

Scusate il copia incolla seguente, ma credo che ben risponda all'argomento del post. Soprattutto mostra che c'è qualcuno che le cose le vorrebbe cambiare. Allora non è proprio vero ciò che dicono alcuni: gli eritrei sono tutti con il presidente Afwerki.

fonte: http://selfi-democracy.com/articles/news/1248252520Press_PDF_e.pdf


Press Statement
On Outcome of Meeting of
Eritrean Opposition Organizations
17.0709
Deeply concerned about the danger looming over Eritrea and its people because
of the abuses of the regime; fully aware of the need of putting an end to this
situation and in its place establishing a system that can realize justice, security
and stability; and confirming that the responsibility of guaranteeing the well
being of the people and averting internecine conflicts and further fragmentation
squarely falls on the shoulder of each member of the Eritrean opposition camp,
five Eritrean parties met in Addis Ababa on 17 July 2009 and underlined the
urgency of bringing together national capacities and unifying visions within a
common programme.
Taking part in the meeting were representatives of the following organizations:
1. The Eritrean People’s Party (EPP)
2. The Eritrean Democratic Party (EDP)
3. The Eritrean Islamic Congress (EIC)
4. The Eritrean People’s Movement (EPM)
5. The Eritrean Nahda Party (ENP).
The meeting deliberated upon vital and timely issues that were considered to be
helpful in creating a conducive common vision and common ground to rally
national capacities in a successful and correct manner. The following are some
of the issues upon which common understanding was reached:
I. The Current Situation in Eritrea
Under this heading, the meeting participants discussed in great depth the agony
suffered by the Eritrean people in political, confessional, cultural and social
spheres as meted out by the hated PFDJ regime which has flagrantly violates
basic human values, the rule of law and justice. Likewise, the participant
organizations denounced the resettlement schemes and unveiled demographic
changes the regime is conducting for sharpen conflicts and grudges among the
communities in Eritrea.
Being aware of the responsibility awaiting them in order to help put an end to
these dangerous acts of the regime, the meeting participants saw the legitimacy
of using all possible and acceptable means of struggle to salvage our nation
from the abysmal situation it is in. The five organizations also expressed their
resolve to strive in defense of the unity of the people and its political
2
organizations by openly confronting all tendencies and schemes that damage
national unity. They reached common understanding on all the above and on the
need of redoubling their efforts towards creating an atmosphere of mutual trust
under a culture of close cooperation and peaceful co-existence
II. Need of Strengthening the Opposition Camp
The plight of our people inside the homeland and abroad is so distressing that
there is little time for the entire opposition force to spend in petty squabbles and
delay the creation of an organized and solid force. At this time when the plight
of our people is not appropriately addressed by the international community, the
fragmentation of the limited capacities of the opposition camp will not be able to
deliver much. Therefore, it is vitally important now to close the ranks of the
entire opposition to strengthen the Eritrean Democratic Alliance as a national
umbrella; to upgrade and make clarion clear EDA’s political message; to build
its institutions, and to renew its ways of conducting the struggle [in order to be
more effective].
This meeting of representatives of EDP, EIC, ENF, EPM and EPP agreed on the
utmost importance of redoubling common efforts to create a situation that would
give hope for victory to our people that would rally the support of foreign
parties and governments on the side of our cause for democratic change.
Likewise, the meeting parties agreed that the steps being taken towards holding
a nation conference would help in the endeavour of joining hands against the
dictatorial regime in Asmara.
III. Bilateral Relations of Meeting Parties
The meeting was held with the objective of creating mutual understanding and
closer cooperation among the participants who were deeply concerned with the
current situation of our people and their wishes and expectations [in a better
Eritrea]. Our people are expecting us to rise to the level of the political, social
and moral challenges facing the nation today.
Springing from this understanding, the participant parties have agreed to
continue dialoguing for further cooperation and understanding and to make
efforts to narrow down existing differences among them with the overall
eventual aim of adopting a common work plan that addresses our diversity and
guarantees the equitable political participation of the diverse social segments of
the nation in promoting peace, liberty and justice for all citizens.
Finally, the meeting parties confirmed the necessity of inclusiveness in the
relations and contacts among the political parties so that a solid and capable
3
force can be created to cope with the huge task of realizing the process for
democratic change.
Meeting participants representing their respective organizations were:
1. Abdurahman Taha Nur (Eritrean Nahda Party)
2. Adhanom Ghebremariam (Eritrean People’s Movement)
3. Hassen Salman (Eritrean Islamic Congress)
4. Mesfin Hagos (Eritrean Democratic Party)
5. Woldeyesus Ammar (Eritrean People’s Party).

Re: La Democrazia

Sig. Moretti non credo che l’argomento “Opposizione” abbia nulla a che fare con quello della democrazia che caratterizza questo3D, tuttavia le sue affermazioni offrono la opportunità di chiarire ancora una volta alcuni punti.

Quando si afferma che non esiste opposizione al legittimo governo presieduto da Isaias significa che sia in patria che fra gli eritrei in diaspora vi è pieno riconoscimento e condivisione di intenti con il presidente.

Alla base di questa coesione vi è il comune desiderio di mantenere l’Eritrea libera e indipendente.

Quei signori ai quali fa riferimento l’articolo da lei proposto continuano a esprimere critiche al governo eritreo senza mai produrre un qualsivoglia programma che illustri in maniera chiara ed esaustiva il loro punto di vista sulla possibile strategia politica alternativa a quella del GOE.

Riamane comunque una realtà il fatto che il riunirsi ad Addis Abeba dimostra inequivocabilmente una tendenza filo etiopica evidentemente del tutto incompatibile con le aspettative dei veri eritrei.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Sul fatto che queste persone non abbiano un programma politico non è assolutamente vero. Basta che lei vada sui siti internet dei movimenti che sono citati e troverà diverse idee politiche. Le dirò di più: l'idea che tutti accomuna è il ristabilirsi della democrazia e l'applicazione della Costutuzione così come contenuta nella carta nazionale.

Sul fatto che siano filo etiopici perché si sono incontrati in Addis Abeba mi sembra un po' semplicistico... Secondo qusto ragionamento l'unico posto legittimo dove incontrarsi sarebbe stata l'Eritrea. Ma, come penso lei sappia, è impossibile, a meno che non i provi una certa attrazione per le prigioni politiche.

Re: La Democrazia

Sig. Moretti non ho detto che le organizzazioni di opposizione alle quali lei fa riferimento non abbiano idee politiche o che non le abbiano espresse, ma più semplicemente che non hanno mai presentato dei programmi strategico operativi alternativi a quelli del GOE che non siano basati su delle semplici teorie filosofiche.

Parlare di democrazia o di applicazione della costituzione, di abolizione del servizio nazionale, di liberalizzazione del commercio o di altre amenità del genere senza spiegarne le modalità di attuazione, rappresenta solo un mero esercizio teorico.

Il GOE molto più concretamente deve tenere conto della oggettiva situazione in cui si trova il paese e regolarsi di conseguenza.

Volendo tracciare un bilancio di quanto è accaduto nel Corno d’Africa dal 2002 a oggi non si può non riconoscere che mentre la comunità internazionale ha assistito passivamente a mostruosità come la disastrosa invasione della Somalia o al rifiuto dell’Etiopia di ottemperare al democraticissimo verdetto della Commissione Confini, l’Eritrea ha concretamente proseguito per il suo cammino difendendo la sua integrità territoriale e la sua indipendenza.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

- Democrazia:
Come ho gia scritto la democrazia, che prevede la più ampia partecipazione popolare alla gestione dello stato, può essere realizzata in vario modo a seconda delle modalità che la gente di ogni singolo paese si vuole dare.
In occidente si tende a identificare il concetto di democrazia con la costituzione di partiti politici e il confronto elettorale, mentre in Eritrea la democrazia si realizza attraverso altri meccanismi che agiscono addirittura più capillarmente del sistema elettorale e in piena coerenza con la millenaria cultura locale.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Quali sono, gentile Stefano, questi "altri meccanismi che agiscono addirittura più capillarmente"?

Re: La Democrazia

Carlo in ogni parte dell’Eritrea anche nei luoghi meno accessibili esiste una struttura sociale molto articolata alla quale partecipano tutti i componenti della comunità.

Nel corso delle periodiche riunioni vengono discussi tutti gli aspetti della vita quotidiana, presentate le varie problematiche, risolti gli eventuali conflitti di interesse locali e trasmesse le istanze ai livelli superiori.

La partecipazione della gente alla gestione del paese è totale e partecipata, secondo abitudini ancestrali che pongono avanti a tutto le esigenze dei più deboli, e modelli che adottati dai combattenti eritrei hanno consentito loro di gestire i trenta anni di guerra di liberazione del paese.

Lo stesso meccanismo consente alle diverse centinaia di migliaia di eritrei della diaspora di tenersi in contato con il proprio paese e partecipare in maniera attiva e coordinata al suo percorso di emancipazione sociale ed economica.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Veramente molto interessante. Un po' come i nostri consigli di quartiere.
Parlando di "livelli superiori" presumo esista una gerarchia. Com'è strutturata? Ogni quanto tempo ci si riunisce?
Grazie infinite.

Re: La Democrazia

In maniera molto sintetica si può dire che ogni villaggio ha un suo rappresentante che indice periodicamente riunioni, gestisce le ricorrenze, amministra la giustizia locale.

Questi rappresentanti fanno riferimento ai parlamenti di regione e partecipano periodicamente alle loro riunioni.

Gli amministratori regionali a loro volta partecipano alle riunioni del governo come parte attiva in ogni decisione a livello locale e nazionale.

A queste strutture sociali si aggiungono intersecandosi quelle delle associazioni delle donne, quelle dei giovani, quelle delle corporazioni e varie altre.

Queste strutture funzionano a doppio senso sia cioè dalla estrema periferia verso il presidente che al contrario dal presidente a ogni più piccola cellula sociale.

Naturalmente la materia meriterebbe di essere approfondita in maniera più organica, ma non essendo questo il mio campo specifico di interesse rimando eventuali approfondimenti a chi fosse più informato di me.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

"ogni villaggio ha un suo rappresentante che indice periodicamente riunioni, gestisce le ricorrenze, amministra la giustizia locale."

Per raffrontarlo alle nostre democrazie, ovviamente semplificando, è quindi paragonabile al nostro sindaco?
Ma questo rappresentante viene eletto oppure designato (da chi?). Se deve amministrare anche la giustizia deve essere un dotto della legge.

Re: La Democrazia

Carlo seguendo il suo suggerimento ho spostato la discussione su questo 3d.

Per rispondere alla sua domanda credo sia difficile analizzare il sistema tradizionale eritreo cercando di trovare punti di contatto con il nostro modo di concepire la “democrazia”.

Analizzando le due diverse situazioni si può affermare che mentre da noi esiste la competizione elettorale finalizzata alla acquisizione di leve di potere da loro esiste una doverosa distribuzione delle responsabilità intese come onere sociale.

A livello locale la anzianità ha molta importanza; il consiglio degli anziani prende le decisioni e il rappresentante degli anziani, come detto, amministra la giustizia ordinaria sulla base delle regole ancestrali e consuetudinarie.

Considerando che in Eritrea ci sono nove diverse etnie e che ognuna di queste segue i suoi precetti ne consegue che la materia è complessa.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Personalmente non ho mai sentito di questi consigli e prometto di informarmi al riguardo.
Sembra strano, però, che se c'è tutta questa struttura e se questa funziona ci siano persone che vengono messe in prigione perché dissidenti oppure che muoiono in mare o nel deserto scappando.

Re: La Democrazia

Marco Moretti credo siano davvero molte le cose delle quali non ha sentito parlare a riguardo dell’Eritrea o che non conosce, fra queste il fatto che in prigione non vi siano dissidenti ma solo alcuni ben noti personaggi colpevoli di alto tradimento.

La scelta poi di rischiare la vita cercando fortuna nei paesi occidentali è del tutto soggettiva e non ha nulla a che spartire con la struttura sociale del paese.

Il termine “scappare” che lei ha impropriamente usato vorrebbe sottintendere una presunta condizione di dissenso che in realtà non esiste; è semmai vero che alcuni non riescono a sopportare la tensione derivante dallo stato di totale disinteresse dimostrato dalla comunità internazionale nei confronti della minaccia etiopica che grava sul loro futuro, ma questo è un altro discorso cerchiamo di non andare O.T.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Veramente il termine scappare non lo uso solo io, bensì gli eritrei che arrivano in Italia. E non solo io e loro, bensì anche tutte le autorità italiane e internazionali che hanno chiamato questi migranti prima profughi (quando c'era la guerra) e poi rifugiati (da quando c'è la dittatura). Quindi, prima di parlare, pensi per cortesia!

Re: La Democrazia

Marco Moretti
Veramente il termine scappare non lo uso solo io, bensì gli eritrei che arrivano in Italia. E non solo io e loro, bensì anche tutte le autorità italiane e internazionali che hanno chiamato questi migranti prima profughi (quando c'era la guerra) e poi rifugiati (da quando c'è la dittatura).


Marco Moretti francamente credo che ne lei, ne loro, ne le autorità italiane e internazionali siate qualificati per esprimere giudizi sull'argomento.

Si legga gli articoli recentemente pubblicati su Eritrea Eritrea e ne faccia tesoro.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Caro Stefano,

Sono molto sorpresa che lei abbia menzionato il sistema tradizionale democratico eritreo. Sono pochi gli Europei che riconoscono un sistema tradizionale africano come una forma di governo democratico. Ovviamente un sistema del genere non e' perfetto - ma nessun sistema lo e'.

Ma quello che mi preoccupa e' il fatto che sembra non rendersi conto che questo sistema è stato tagliato corto dal svilupparsi appieno in quello che sarebbe stato un sistema democratico maturo in Eritrea (come nel resto d'Africa), grazie alla colonizzazione e interventi esterni. Inoltre anche se questo sistema e' sempre esistito la mia comprensione è che attualmente la gestione centralizzata e quella tradizionale sono parallele l'una all'altra.
Ma nel suo argomento mi e' sembrato invece che lei sostiene che e' in qualche sono collegati. Ha qualche prova per confermare queste affermazioni?

Tighisti

Re: La Democrazia

Tighisti uno degli errori più grossolani commessi dagli italiani in Eritrea è stato quello di non aver capito l’importanza del Diritto Consuetudinario arrivando a interferire sui delicati meccanismi interni alla società del paese in modo tale da snaturarla completamente.

Ho citato gli italiani poiché rispetto agli altri colonizzatori hanno avuto l’illusione di governare l’Eritrea piuttosto che distruggerla.

Inglesi ed etiopici non si sono affatto posti il problema facendo tabula rasa di tutto e di tutti.

Nei trenta lunghi anni di guerra gli eritrei non hanno solo combattuto, ma hanno anche sviluppato un sempre più moderno sistema sociale che nel “sogno” di tutti avrebbe rappresentato la base su cui fondare l’Eritrea libera e indipendente.

Questo programma sociale, elaborato grazie alla partecipazione di tutti i cittadini eritrei, poi approvato nel corso del terzo congresso dell’Eplf nel 1994, come è noto prese il nome di National Charter.

La National Charter rappresenta sia l’eredità morale di tutti i martiri eritrei, sia la matrice su cui fondare il paese, ed è nel pieno rispetto di tale documento che la Assemblea Costituente ha approvato nel 1997 la Costituzione dell’Eritrea.

In quel momento l’Eritrea viaggiava a un ritmo impressionante verso una affermazione della validità dei suoi principi ispiratori tale da porla come esempio virtuoso per tutta Africa, ma purtroppo nonostante avesse regalato all’Etiopia l’opportunità di uscire dal tunnel della brutalità totalitarista attraverso l’eliminazione del tiranno Menghistù e la ratifica di importanti accordi commerciali e di cooperazione, nel 1998 ne fu ricambiata con una feroce e illegale invasione che pose fine a ogni cosa.

La Costituzione non si fece in tempo ad applicarla e ogni altra attività ne risultò danneggiata a causa della penetrazione etiopica che, anche per effetto della ritirata strategica adottata dagli eritrei, aveva raggiunto quasi i due terzi del paese che furono messi a ferro e fuoco con la distruzione di tutto quello che nel frattempo era stato costruito.

Nel 2000 per prevenire la reazione degli eritrei, che in mancanza di una soluzione diplomatica avrebbero nuovamente distrutto l’apparato militare etiopico certamente con un alto costo in vite umane, le Nazioni Unite si posero come mediatori per il cessate il fuoco e una apertura delle trattative.

A questo punto si stabilirono due scuole di pensiero: la prima quella del presidente Isaias che ritenendo l’Etiopia decisa a prendersi tutta l’Eritrea a ogni costo era rigidissima sulle sue posizioni di salvaguardia del paese e della sua indipendenza, e la seconda quella degli osservatori e dei paesi occidentali che ritenendo gli interessi etiopici unicamente concentrati su piccoli lembi di terra come Badme e Assab spingevano il governo eritreo ad essere più elastico e a cedere in cambio della pace.

Purtroppo in questa fase alcuni personaggi di spicco della società eritrea persero il contatto con lo spirito che aveva animato i loro gloriosi anni di combattenti e cedettero alle lusinghe dei paesi occidentali tentando di sovvertire il governo eritreo mettendo a rischio il destino dell’intero paese.

A distanza di nove anni la storia ha dimostrato come stessero veramente le cose, l’Etiopia ha mostrato il suo vero volto rifiutando di rispettare le decisioni sui confini e travolgendo la Somalia distruggendo ogni cosa, la comunità internazionale che pure si era detta disponibile ad appoggiare il governo che avesse esautorato Isaias ha dimostrato di non essere in grado neanche di far rispettare i Patti di Algeri e produrre le previste sanzioni a carico dell’Etiopia, e l’Eritrea che grazie alla caparbietà di Isaias conserva l’indipendenza e continua nel suo lento ma inesorabile progresso.

Quando l’Etiopia libererà i territori sovrani eritrei, ora sottoposti alla occupazione militare, e normalizzerà i rapporti con l’Eritrea e quindi il lungo periodo di emergenza si potrà ritenere concluso allora si assisterà alla ripresa del percorso democratico del paese esattamente come scritto nella National Charter e nella Costituzione.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Torno per complimentarmi con Pettini per la sua preparazione. Essendo italiano e non eritreo noto in lui una smisurata passione per questa nazione.
Ho visto la traduzione della national charter presente sulla home page. Purtroppo gli unici link che non funzionano sono quelli dedicati alla cucina e soprattutto quello relativo alla costituzione.
Mi sarebbe piaciuto leggere la costituzione tradotta in italiano.
Nel frattempo mi permetto di inserire il link ad una pagina che ho trovato, con il testo in lingua inglese.

http://www.shaebia.org/constitution.html

Re: La Democrazia

Carlo il problema è sorto quando ho riscontrato delle differenze nel testo definitivo della Costituzione pubblicato in inglese rispetto a quello disponibile in formato word su internet.

Il primo lavoro è stato quindi quello di parificare il testo gia in formato word con quello cartaceo definitivo, per poi procedere alla traduzione.

Ora mi sto dedicando con un amico al confronto del testo finale in italiano con quello originale in Tigrino per evitare spiacevoli involontari errori di interpretazione.

Quanto alla cucina era mia intenzione scrivere alcune ricette tradizionali eritree, ma ho trovato insormontabile il problema del reperimento di alcuni prodotti basilari per realizzarle, quindi sto studiando una formula che inviti gli appassionati della cucina etnica alla degustazione delle specialità locali presso i ristoranti specializzati o meglio ancora direttamente in Eritrea.

Stefano Pettini



Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Dawitt scrive: “Giornalisti/altri

Appunto pettini, perché non ce lo dite voi quanti giornalisti/altri sono incarcerati, dove lo sono, se sono ancora vivi, perché non è possibile visitarli, e “soprattutto la vera ragione per la quale sono stati arrestati?” e non ce la dite durante un processo pubblico?”

Voi chi? Questo è un “one man web site” quindi posso solo esprimere opinioni personali o citare fonti ufficiali come in questo caso che per risponderle ripropongo un passo dell’intervista a Yemane Ghebremeskel che, ricordo a beneficio di chi si accosta solo ora alla questione eritrea, è il portavoce ufficiale del governo eritreo.

“D. Secondo Reporters Sans Frontier, l'Eritrea risulta in fondo a una classifica per quanto riguarda la libertà di stampa, che viene considera virtualmente assente nel paese. Come lo spiega?

R. Mi lasci innanzi tutto sottolineare che questa agenzia non e' una organizzazione neutrale e credibile. Infatti e' sostanzialmente finanziata da sospette istituzioni Usa che elargiscono denaro a determinate organizzazioni che sostengono certi obbiettivi politici dell'Amministrazione Usa. Non penso che noi abbiamo bisogno di un “certificato di buona salute” da organi di sospetta credibilità. La seconda questione e' la cosiddetta nostra classifica internazionale. Bisogna essere realisti. Non credo che ci possa essere libertà di stampa senza limitazioni in tempi di guerra e conflitto dovunque esse si manifestino. Questo e' vero negli Usa e in Europa. Nella Seconda Guerra del Golfo contro l'Iraq, per esempio, gli Americani hanno inventato il termine "embedded journalism". I giornalisti non seguivano la guerra senza nessun condizionamento. Erano messi in mezzo al convoglio militare per riferire quello che veniva loro raccontato dai militari. In precedenza, nella Prima Guerra del Golfo, gli Americani introdussero il "pool system” per censurare e regolamentare ciò che veniva riferito. Guardi alla situazione in Somalia di questi giorni. C'e' l’oscuramento virtuale delle notizie. Perchè? I bombardieri Americani hanno polverizzato villaggi in Somalia, però non ci sono immagini sugli schermi televisivi. Ai giornalisti è stato impedito di recarsi sul luogo. Accusare o isolare l’Eritrea per aver preso misure legittime in situazioni di conflitto, per me e' soltanto ipocrisia e un modo di valutare i fatti con pesi e misure differenti.

Per quanto riguarda l'assenza della "Stampa Libera", abbiamo avuto esperienze limitate nel passato. La Norma sulla Stampa e' stata promulgata nel 1996. Il governo non ha intenzione di ostacolare la crescita della Stampa Libera. Dopo tutto il monopolio, sia in economia che in politica, ha risvolti negativi. In questo senso la Libera Stampa e' fondamentale per una sana società. Pertanto in termini di principi generali e teorie astratte non ci sono discordanze. Il problema e' quali sono le regole del gioco? Come incidono nella realtà? Quali sono le applicazioni delle norme in tempi di guerra?

La Norma sulla Stampa del 1996, ha avuto le sue lacune che sono emerse nel 2000/2001, in concomitanza degli sviluppi di sovversione interna. La Norma prevedeva chiaramente che, finanziamenti esterni non erano permessi. Ciò nonostante, le disposizioni sulle responsabilità non erano strettamente osservate e applicate. La stragrande maggioranza dei "giornali privati" erano largamente finanziati da Paesi Occidentali per sostenere determinati obbiettivi in violazione della Norma stessa. Inoltre la Norma non aveva adeguate disposizioni riguardanti le petizioni contro la diffamazione. Non c'erano regole per il riconoscimento o codice etico professionale per garantire un minimo di qualità di servizio standard. Come poi accade, la "stampa privata" era facilmente manipolata, infiltrata e pagata dai servizi stranieri per accomodare scopi secondari. E' in queste circostanze che il caso venne discusso dalla Assemblea Nazionale e la Norma venne sospesa per essere totalmente rivista”.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

A quanto scritto in precedenza aggiungo un articolo di Zerai Salomon che la dice lunga sulla cosiddetta "libertà di stampa e di informazione".

Testo:

Nell’attuale clima di consolidamento del settore globale dei media, le emittenti indipendenti semplicemente non sopravvivono a lungo.

Il governo statunitense ha cambiato le regole del gioco. Oggi le imprese di media sono più concentrati che in qualunque momento nel corso degli ultimi 40 anni. La Commissione federale delle comunicazioni difende la sua decisione dicendo che la gente al giorno d’oggi ha più scelta di media che mai prima d'ora. Ma la cruda realtà è che solo poche corporazioni decidono quali scelte mettere a disposizione del pubblico in generale.

Attraverso il mondo di lingua inglese, per esempio, istituzioni come l'Associated Press, Reuters, MSNBC, CNN, BBC e Al-Jazeera dominano le notizie internazionali. Queste consolidate società di media, a volte si uniscono per resistere alla forte pressione esterna da organizzazioni governative e non governative, come pure di diversi gruppi pressione.

Le notizie non sono ne raccolti ne diffuse in modo neutrale. Le notizie al giorno d'oggi vengono filtrate e selezionate per adattarsi a un ordine del giorno stabilito previsto dai redattori anziani e manager che rispondono ai proprietari, agli inserzionisti e alle autorità di regolamentazione.

Il governo fornisce gran parte delle informazioni di cui i media hanno bisogno per la sua copertura politica, comprese anche le relazioni sui nuovi piani di spesa, la legislazione e gossip diplomatici.

Il cambiamento nella fiducia del pubblico, dai giornali alle emittenti, ha riportato la società all'epoca in cui tutti i giornali erano concessi in licenza. I media sono come gli occhi e le orecchie della società, gli altri interessi acquisiti hanno appro*****to delle debolezze strutturali chiave e ideato potenti stratagemmi per la manipolazione dei media.

Detlef Zimmerman, un giornalista di Addis Abeba, Etiopia
(1999-2008) ha spiegato come si costruiscono le informazioni infondate.
Un esempio recente; Quando Bush ha sostenuto che l'Iraq aveva ottenuto i materiali per ottenere armi di distruzione di massa, ha citato Blair, Blair ha citando rapporti di intelligence. I rapporti di intelligence si rivelarono essere documenti falsi nati in Italia. Secondo un’indagine da parte del parlamento italiano i creatori dei documenti falsi erano neoconservatori di Washington.

La trovata è quella di introdurre informazioni fasulle un po’ alla volta, come una vaccinazione, coperte con circostanze attenuanti, suggerendo al lettore che le informazioni non sono affatto sorprendi. In seguito queste possono essere descritte come "niente di nuovo".
Nel corso degli scandali della CIA nel 1970 è emerso che centinaia di giornalisti e redattori in tutto il mondo, tra cui Washington, erano sul libro paga della CIA. Si è detto che un famoso giornalista di Washington era meno costoso di una brava ragazza squillo. Sono stato informato che la situazione è analoga a Londra, in ogni redazione principale vi sono una o due persone dei servizi di intelligence.

Negli ultimi 12 mesi ufficiali MI5 e MI6 sono stati ammessi a discutere il loro lavoro su radio, televisione e altri media, con possibilità anche di un programma per le scuole per chi ne fosse stato interessato.

Infatti ai bambini del canale BBC è stato anche dato il permesso di filmare all'interno della sede del MI6, chiamato "Legoland", e del quartier generale MI5. Tuttavia l'anno scorso ha visto uno dei programmi di reclutamento più insoliti mai effettuata da un servizio di intelligence di rilievo. Anche l’agenzia di intelligence israeliana, nota anche come Servizi di Sicurezza Generale o Shin Bet, ha fatto un passo avanti.

Nel mese di marzo ha lanciato nella rete un "blog " in lingua ebraica, scritto da quattro dei suoi funzionari. E' la prima volta che un servizio di intelligence abbia mai permesso al suo personale di aprire un "blog" e di interagire con un pubblico potenzialmente di milioni di persone.

Le spie in incognito spiegano come siano state assunte, i loro regimi di lavoro, e rispondono anche a domande inviate dai membri curiosi di pubblico. Non è chiaro se le domande sono controllate prima di raggiungere gli ufficiali, o se le risposte sono monitorate.

Un notevole volume di sociologia sostiene che "congiura" è un modo di pensare deviante. La scuola della cospirazione pone correttamente l’accento sui modi in cui possono nascere idee false, usando termini come "leggenda urbana" e "canard", ma non riesce a capire che i media sono imprese particolarmente vulnerabili alla diffusione di informazioni false.

La tattica preferita nei controlli politici è quella del “divide et impera”, notoriamente praticata dall'impero britannico. Ora, l'oligarchia mondiale utilizza la stessa tecnica di coinvolgere giornalisti di sinistra e conservatori come "custodi", costruiendo la loro credibilità come relatori per i loro rispettivi collegi fintanto che seguono la giusta linea sui grandi temi.

D. Zimmerman ha spiegato che i mezzi di comunicazione sono sempre invischiati in una guerra culturale. Ai giorni nostri la copertura mediatica è un'arma fondamentale nella guerra culturale. Pregiudizi esistono, il rovesciamento è la norma e molti notevoli interventi sociali godono di scarsa visibilità. Non è molto tempo fa che la comunità globale di intelligence si è interessata e ha iniziato a mettere in atto una infrastruttura culturale, l'intelligenza di guerra.

L'approccio dell’intelligence alla guerra culturale è una squadra di scout internazionali ben istruiti sulla politica internazionale, la cultura e le lingue e dialetti. Tali attività sono introdotte in un lungo arco di tempo in modo da sviluppare un livello di confidenza con luoghi sconosciuti e lontani. Queste attività di intelligence si sono date il tempo per assorbire una cultura unica e per stabilire la fiducia con coloro che sono disposti a fidarsi di loro.

Gli obiettivi primari della guerra culturale;

1. Modificare o influenzare il parere di un gruppo di persone, in modo da allinearlo con quello voluto.
2. Accelerare l'evoluzione di alcuni aspetti specifici dei valori di un gruppo di destinazione, le sue credenze, norme e leggi.
3. Creare attività di disturbo che attiri la attenzione della gente su un governo mirato.

I mezzi di comunicazione di massa, le ricche funzionalità di Internet e di comunicazione moderni hanno creato un'arma di guerra asimmetrica che può essere lanciato da qualsiasi luogo e avere come obiettivo una qualsiasi parte del mondo.

Il governo etiope usa i media per riciclare menzogne e assume giornalisti come Martin Plaut (Africa editor, BBC World Service News, a former Associate Fellow of Chatham House and the co-editor of Unfinished Business: Ethiopia and Eritrea at War (Red Sea Press, 2005 - born in South Africa)
Patrick Gilkes (consulente del Ministero degli Affari Esteri etiopico, è un ex Senior Research Office, FCO, e un tempo capo della BBC), qui a Londra per lavorare come lobbista e agente all'interno e all'esterno del paese. L’Etiopia spende oltre 4,6 milioni di dollari all'anno in attività di lobbying.

Normalmente l’informazione politica dipende da personalità di lungo corso e dibattiti destra sinistra che si evolvono gradualmente, ma un grande evento è in grado di produrre cambiamenti improvvisi nel panorama politico. Quelle persone che scrivono sui media spesso cambiano le accuse a poco a poco nel corso del tempo in ciò che sembrano fatti. Tuttavia questa strategia di produzione di una catena di dati falsi non sempre riesce.

Zimmerman ha sottolineato che anche il governo etiope e la CIA hanno cambiato la propria strategia coordinati da una persona chiamata Hebur Ghebrekidan, e hanno iniziato a investire su eritrei che sono pronti a tradire il loro paese e i propri principi e, in alcuni casi, su coloro che hanno cittadinanza eritrea in virtù della loro nascita.

Ad esempio la Conferenza di Londra dello scorso fine settimana, 10/11 gennaio 2009, è solo una continuazione del fallito tentativo della CIA e dell’EPRDF di destabilizzare il governo eritreo attraverso i loro fantocci della cosiddetta organizzazione civica 'Cittadini per i diritti democratici in Eritrea'

Questi individui includono fra gli altri:
Suleman Adem, Tzedal Yohannes, Berhane Cina (ex. membro EDU), Abdurahman Said, Petros Be'Atay, Mohammed Tahir Debesai, Ghebru Tesfamariam, Habtom Yohannes, Kidane Mengesteab, Berhane Woldegebriel, Tsegai Yohannes, Gaim Kebreab e Aburay.

Prendetevi un momento per riflettere e pensare a una guerra culturale, le implicazioni del cambiamento, nonché la possibilità di manipolazioni dei media come arma nell'arsenale del conflitto asimmetrico.

Zerai Salomon
London UK

Re: La Democrazia

Giornalisti/altri

Prendo atto che alle domande non si risponde esaurientemente e come molto spesso capitato, a quelle scomode per nulla.

Pertanto sono chiare le intenzioni e molto difficili i dialoghi collegati

Poi mi faccia capire, alcune volte lei interviene in prima persona altre volte come adesso si chiama fuori,

è molto difficile in questo definirla esattamente.


Yemane Ghebremeskel è il portavoce ufficiale del governo eritreo.

Bene costui afferma

“Bisogna essere realisti. Non credo che ci possa essere libertà di stampa senza limitazioni in tempi di guerra e conflitto dovunque esse si manifestino” “Quali sono le applicazioni delle norme in tempi di guerra?” misure legittime in situazioni di conflitto”

Male, molto male, prendiamo atto che a metà del 2010 l’eritrea è ancora in stato di guerra.

Poveri noi, povere le nostre speranze di una normalizzazione del paese.

Ma se siamo noi i primi a dichiararci in guerra, come possiamo pensare di attrarre possibili investitori?


Il resto dell’intervista mi perdoni ma la ritengo sotto tutti i punti di vista assolutamente non pertinente né con le

domande richieste né attinente ai fatti.

in poche parole non c’entra nulla, sono assolutamente cose diverse.

in caso di conflitto armato una cosa è una limitazione della stampa un altro il carcere per i giornalisti.

una cosa sono i giornalisti americani accompagnati in zone operative e magari censurati per ovvi motivi militari

un altro conto è incarcerare giornalisti della libera stampa per libere opinioni.

Non mi risulta che in america i giornali fossero censurati e qualche giornalista sia stato detenuto. Anche in tempo di guerra (vedi tutte le guerre da loro effettuate)


Inoltre, da questa intervista, depurata della solita retorica e delle trite illazioni fantasiose, risulta evidente che non esistono i presupposti legali per detenere queste persone.

Infatti, mi domando se si afferma che “nella Assemblea Nazionale la norma sulla stampa del 1996 venne sospesa per essere totalmente rivista” mi domando in base a quale strumento legale si è potuto arrestare e detenere in carcere queste persone?

Chi ha certificato una mancata osservanza di qualche legge esistente? Quale tribunale ha determinato la colpa certa e l’entità della pena? Oppure i tribunali non sono necessari? Chi ha difeso legalmente gli imputati? Sono considerati anch’essi traditori?

È vero che i tribunali giudicano in funzione delle leggi vigenti. Ma queste esistono?

Ma se non esiste neanche la costituzione, atto fondante di una nazione, mi domando, come può avere valore legale qualsiasi atto del goe?

Se la norma sulla stampa del 1996 è stata sospesa per essere rivista cosa significa, che non esiste più norma sulla stampa? che chiunque può scrivere liberamente? Che nessuno può scrivere liberamente?


Voi, padroni di non rispondere come io padrone di mantenere i miei dubbi delle correttezze comportamentali del goe in fatto di diritto legale e rispetto dei diritti umani.


Saluti


dawitt

Re: La Democrazia

Dawitt lei afferma: “…mi faccia capire, alcune volte lei interviene in prima persona altre volte come adesso si chiama fuori, è molto difficile in questo definirla esattamente”.

Provo quindi a chiarire nuovamente il concetto: il modo corretto di rispondere ai miei post è rivolgendosi a me personalmente usando il singolare, mentre per gli altri casi, sia che riguardano il Goe che eventuali terze persone citate come fonti ufficiali, è opportuno rivolgersi a “lui o a loro” a seconda dei casi.

Modo errato di esprimersi: “perché non ce lo dite voi ?“

Modi corretti di esprimersi: “perché non ce lo dice lui ?“ oppure “perché non ce lo dicono loro ?“

Lei in oltre riferendosi a quanto detto da Yemane afferma: “Male, molto male, prendiamo atto che a metà del 2010 l’eritrea è ancora in stato di guerra”.

Non credo che lei abbia afferrato il senso di quelle parole e non ha colto l’evidente riferimento al momento storico in cui i fatti sono avvenuti e non alla situazione attuale.

Nell’occasione le ricordo che l’occupazione di territori sovrani eritrei da parte delle truppe etiopiche è un atto di aggressione che non può essere definito guerra solo per la scelta del governo eritreo di aderire al meccanismo dell’arbitrato internazionale e di non rispondere con le armi come pure sarebbe suo diritto.

Al momento quindi la condizione è “di Non guerra Non pace” ovvero con un grado di emergenza tale da porre alcune limitazioni.

Di seguito lei riafferma: “un altro conto è incarcerare giornalisti della libera stampa per libere opinioni”

Le ricordo che alcuni giornalisti eritrei sono attualmente in galera non per aver espresso “libere opinioni”, ma poiché “La Norma prevedeva chiaramente che, finanziamenti esterni non erano permessi. Ciò nonostante, le disposizioni sulle responsabilità non erano strettamente osservate e applicate. La stragrande maggioranza dei "giornali privati" erano largamente finanziati da Paesi Occidentali per sostenere determinati obbiettivi in violazione della Norma stessa… la "stampa privata" era facilmente manipolata, infiltrata e pagata dai servizi stranieri per accomodare scopi secondari” configurando così il reato di attentato alla sicurezza dello stato.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Sig. Pettini

Non concordo, l’intervista da lei proposta a yemane non ha nessun evidente riferimento storico ed è mia opinione che essa è valida per tutte le stagioni.

Di attuale rimangono le certezze delle carcerazioni effettuate.

la sua affermazione di “non guerra non pace” è una curiosa definizione per nulla tranquillizzante, cosa significa, che domani mattina potrebbero riprendere le ostilità? questo stato di fatto conferma le preoccupazioni rilevate nel precedente mio post e non smentite.


Giornalisti/altri

A tutte le mie domande tralascia di dare risposte chiare e risponde solamente che essi hanno “configurato così il reato di attentato alla sicurezza dello stato” essa è una definizione unilaterale che, mi dispiace, non basta.

Non m i sembra il caso di riproporle basta rileggerle

Ma ci vuole dire chi ha legalmente preso questa decisione? dieci anni di carcere non si danno neanche ai più efferati delitti riconosciuti dai tribunali.

In mancanza di risposte chiare avrò una ulteriore e definitiva conferma che nei confronti di queste persone è stata commessa una ingiustizia legale.


le mie opinioni espresse in questo forum, per quanto possono valere,

non vogliono essere solo sterili polemiche generalizzate , ma è assolutamente necessario capire che la salvezza della nazione passa attraverso l’esistenza di un elemento fondante, di legittime consultazioni popolari per avallarne la validità, la realizzazione dell’architettura giuridica dello stato con conseguenti codifiche di leggi che garantiscano la certezza del diritto e rendano gestibile le quotidianità a tutela di tutti i cittadini.

Senza tutto questo, le garanzie a salvaguardia della nazione, dei diritti e del progresso del popolo saranno impossibili.


Purtroppo il goe non sente il richiamo e l’importanza della legalità e del diritto costituzionale che ha un senso anche in caso di dichiarato ”non guerra non pace” e continua imperterrito la sua strada senza accorgersi che sta sempre più accelerando verso l’implosione e il dissolvimento dell’eritrea vanificando con questo gli sforzi e le sofferenze di quanti hanno contribuito a realizzare il sogno dell’indipendenza.


Saluti


dawitt

Re: La Democrazia

“Zerai Salomon la dice lunga sulla cosiddetta libertà di stampa e di informazione".

Dalla descrizione dell’autore riportato si evince che il mondo dell’informazione è fortemente influenzato da interessi di parte politica la quale utilizza corruzione e dati fasulli come metodo comune di controinformazione.
È una verità di parte.
Non esiste però una sola verità.
Qualcuno dice che tutto dipende da che punto di vista si guarda

Chissà per quale motivo si prende principalmente l’america sempre come esempio negativo, comunque, Il punto è che mi risulta difficile che in un paese come l’america con una pluralità di informazione e di mezzi di informazione sia possibile un controllo capillare di esse. watergate non insegna nulla?

Di seguito alcuni dati

A oggi esistono in usa 1.400 giornali quotidiani, e migliaia di altri minori con in genere pubblicazioni settimanali o bisettimanali
secondo i dati del Census Bureau, impiegano circa 400.000 persone

da
l’industria dei giornali negli usa in transizione
Suzanne m. kirchhoff
Analista di organizzazioni industriale e commerciale
08-07-09

inoltre
elenchi delle stazioni televisive in usa
Secondo la FCC , a partire dal 31 DICEMBRE 2004, ci sono 777 UHF televisioni commerciali, 589 VHF televisioni commerciali, 257 UHF Stazioni di televisione educativa e 125 VHF Stazioni di televisione educativa, più 493 di classe A UHF stazioni televisive, 110 di classe A VHF stazioni televisive, 2.631 UHF traduttori televisione, 1.823 VHF traduttori televisione, 1.553 UHF stazioni televisive a bassa potenza e 481 VHF a bassa potenza televisioni. Un totale di 8.839 stazione televisiva in tutti i formati di trasmissione. Si prega di notare che tali elenchi riguardano solo le stazioni locali e affiliati, e non le reti via cavo. Ci sono anche molte stazioni televisione amatoriali in tutto il mondo.

mi domando, possibile che siano tutti asserviti o corrotti?

nell’articolo proposto risulterebbe che praticamente tutta l’informazione è asservita al potere. Dovrei arrivare alla conclusione che l’ informazione in eritrea utilizza gli stessi metodi?
e a proposito di “Gli obiettivi primari della guerra culturale” descritta nell’articolo riportato,una sola domanda, quante televisioni e giornali indipendenti esistono in eritrea?

l’unica sicurezza di tutti è in una stampa libera
thomas jefferson presidente usa.
1823

saluti

dawitt

Re: La Democrazia

Scusate ma vorrei ribadire di non essere poi così solo a giudicare una dittatura il regime eritreo:
Dal Sole 24 ore:
Ieri, all'avvio della quattordicesima sessione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu di Ginevra, Freedom House ha presentato il rapporto sui peggiori violatori dei diritti umani del 2010 (in realtà dell'anno scorso). Le società meno libere del mondo, a pari demerito, sono Myanmar, Guinea equatoriale, Eritrea, Libia, Corea del Nord, Somalia, Sudan, Turkmenistan e Uzbekistan e il territorio occupato del Tibet.
Piermario

Re: La Democrazia

Freedom House al pari di Reporter sans Frontier e varie altre malemerite organizzazioni internazionali non ha alcuna credibilità poiché non indipendente.

Chiunque può con pochi clic individuare sul web le origini di tali organizzazioni, i loro finanziatori e le loro reali finalità.

Il fatto poi che le loro periodiche classifiche vengano puntualmente riprese dai media come fossero oro colato dimostra quanto anche l'informazione non sia più da tempo libera, indipendente, ma soprattutto affidabile.

Gongolarsi sciorinando questi dati non è dimostrazione di intelligenza, ma di asservimento a logiche di potere egemonico dalle quali rifuggo da sempre per istinto e inclinazione culturale.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

pettini

lei insiste nel considerare molte organizzazione internazionali addirittura malemerite, è sua opinione.
i loro rapporti sono da lei considerati in malafede e peggio è sua opinione.
in difesa mai obiezioni concrete, solo sue generiche e scontate dichiarazione evasive e retoriche.
mai convincenti né esaustive.
inoltre continua imperterrita la sua convinzione che “l’informazione non sia più da tempo libera, indipendente, ma soprattutto affidabile”
devo intende allora che anche quella che viene proposta da media tipo eritv, erinit etc, siano da considerare allo stesso modo?
non c’e bisogno di cliccare da nessuna parte, tutti sanno chi sono i loro finanziatori, e le loro reali finalità.

gongolarsi nel credere che invece le informazioni proposte da questi organi di informazione siano indipendenti mentre quelle di tutto il resto del mondo no è segno di sua scarsa attendibilità e onestà intellettuale..
pretenderebbe forse che ci si asserva tutti alla sua logica di informazione o di potere?

che l’informazione in eritrea non sia più da tempo libera è stato denunciato già da tempi non sospetti.
da anni i liberi giornalisti presenti in eritrea sono stati incarcerati.
da lei non hanno avuto nessuna difesa salvo poi lamentarsi che “la stampa non è più da tempo libera”.


saluti

dawitt

Re: La Democrazia

Signor Dawitt,
visto che si parla di democrazia e che mi sembra che molti thread sottendano che in Etiopia c'è la democrazia leggerei volentieri un suo commento sui risultati delle ultime elezioni in Etiopia:
il partito al governo ha ottenuto il 99,5% dei voti e 545 seggi su 547 .
Dato che appare evidente che queste percentuali che di solito si definiscono "bulgare" rivelano che in Etiopia non c'è vera democrazia mi chiedo e le chiedo; perchè gli Usa non hanno lo stesso atteggiamento di condanna verso l'Etiopia come lo hanno verso l'Eritrea ?

Re: La Democrazia

Marta il suo intervento sulla democrazia proposto nel 3d "eritrea ex colonia italiana" prosegue qui.


Allora l'eritrea e un paese democratico attualmente?

1)quanti elezioni ha visto dopo il 23 aprile 1993?

2)ma non mi ha risposto se lei vede disperati che vengono in italia dagli USA o dalla Francia? dato che lei mi aveva fatto esempio di francia e USA .

3)quanti governi sono andati in USA e francia dal 1993 aprile ad ora?

io non spero di cambiare opinioni delle persone ma mi basta capire come rispondono o come deviano per non rispondere!!!cordiali saluti

Re: La Democrazia

Gentile Sig.ra Marta,
lei inizia chiedendo perche' dovrebbe avere frustrazioni e, che se qualcuno con le sue risposte pensa di offenderla, ha sbagliato persona! Si rivolge quindi, credo, ad Adjam dichiarando praticamente, al culmine delle sue farneticazioni quasi incomprensibili, che Adjam e' o una che non capisce niente o una venduta traditrice! Lascio a chi legge ogni commento.
Poi continua dicendo, tra l'altro, che lei non vuole cambiare le opinioni delle persone ma che le basta leggere le loro risposte per capire con chi ha a che fare: dalla mia risposta mi dice con chi ha a che fare? Grazie molto gentile.

Re: La Democrazia

Marta rispondo alle sue domande.

Per poter rispondere alla domanda se l’Eritrea sia o meno governata con un sistema democratico occorre prima stabilire un modello di riferimento. Lei dovrebbe indicare quale fra i diversi modelli di democrazia lei considera tale da meritare di essere applicato in Eritrea ed eventualmente come si potrebbe procedere per ottenerlo.

Di elezioni in Eritrea è prematuro parlare poiché mancano gli elementi ritenuti dal popolo eritreo basilari per poter procedere alla applicazione integrale della Costituzione eritrea. Il principale di questi elementi è la libertà dei propri territori sovrani da presenze militari straniere costituite dalle illegali occupazioni da parte di truppe etiopiche.

In Usa e Francia non ci sono occupazioni di tale genere e mancano quindi i presupposti per emigrazioni significative, tuttavia molti giovani fuggono dai due paesi per evitare di partecipare alle scellerate missioni di guerra alle quali sarebbero inviati.

Molti governi si sono alternati sia in Usa che in Francia, ma a giudicare dai risultati si può certamente affermare che sarebbe stato molto meglio per tutti se così non fosse stato.

Marta l’Eritrea ha fatto le sue scelte e ora è esattamente quello che voleva essere sin dai tempi della lotta armata. I suoi programmi, conformemente ai dettami della National Charter, proseguono coerenti e indisturbabili solo perché è l’intero popolo eritreo a volerlo fermamente.

Molti paesi africani ammirano e cercano di imitare il modello eritreo, ma sono frenati dai disastrosi effetti delle infiltrazioni straniere che alimentano le divisioni e la corruzione.

Lei forse si sente esclusa e frustrata a causa delle sue scelte che l’hanno allontanata per sempre dal suo paese.


Stefano Pettini

Re: La Democrazia

Cara Marta,
è il popolo che decide, che si riunisce liberamente e liberamente approva quello che il governo gli sottopone all'approvazione, poi ognuno torna alla sua quotidianità, fino alla prossima riunione dove si deve nuovamente liberamente approvare quello che decide il governo. Non certo Isaias; chissà se è veramente informato di tutto, d'altronde non è necessario, è il popolo che decide liberamente quando viene convocato e liberamente alza la mano per approvare quello che il governo ha deciso. Che bisogno c'è di democrazia? Manca qualcosa? Non importa, si trova altrettanto liberamente a borsa nera!

Re: La Democrazia

La più bella democrazia esistente al mondo è quella del Vaticano, dove si vota sul serio, ma a votare sono i cardinali nominati dal papa, così non ci sono sorprese.

Re: La Democrazia

Prima di tutto vorrei invitarvi a lei Pettini e Adiam quando uno si esprime non correte a risposte come sei frustrato e cose simili rispondete con le vostre oppinioni senza denigrare altri anche se le oppinioni non li accettate perché ne avete ovviamente le vostre. Quindi se attualmente manca un modello di riferimento per la democrazia,se la matematica non e opinione significa che ce una dittatura
se invece vuole il mio opinione di democrazia o sistema di democrazia e quello che lei stesso diceva in suo post cioè quello che in eritrea già funzionava sia in tempi di battaglia e anche prima del 1961, che oggi e totalmente distrutto
elezioni in eritrea e prematuro : ma come , noi siamo stai cosi bravi nel 1993 a votare per una questione di vita e di morte del nostro paese cioè l'indipendenza dal ethiopia che cera poco tempo per essere preparati dal tempo in qui eritrea era totalmente libera il 1991-1993 la fatidica data del referendum di fronte al mondo e osservatori del onu ora dopo 20 anni non siamo in grado di fare elezioni libere come siamo strani e assurdi noi eritrei!!!!!!! mi vengono un po di brividi a ricordare le interviste di F. Gatti con prosperini quando diceva che "l'africa mica si può governare come l'europa con democrazia"
gli americani hanno fatto guerra civile ma nessuno andava via dal suo paese, inoltre come si fa ad andare o scappare dal proprio paese per andare da ethiopi "cattivi"
in USA sono andati diversi governi ma era meglio che non fosse cosi? ma come no siete voi che dite che l'amarica un grande paese di democrazia ?!!!!!che bello internet che si possano dire tante di quelle cose....
si eritrea e la" svizera del africa" ha ragione lei e si dice che molti africani si stanno immigrando verso eritrea!!!!!!!!!frustrato potrebbe essere lei io sono la persona più angosciata per il mio paese e la mia gente che voi avete fatto accordi con la libia anche se scappano da eritrea non trovano salvezza da nessuna parte grazie italiani dei vostri valori cristiani , si anch'io sono cristiana e ne sono orgogliosa ma non vado a sbandierare i miei valori contro i valori di altri religioni per poi comportarmi contrariamente

Re: La Democrazia

Gentile:Giordano Bruno
cerca di esprimersi con meno sarcasmo cosi possiamo capire meglio tutti sa noi che siamo un po scimmie un po umani non e facile capire voi umani
cordiali saluti

Re: La Democrazia

Ma questa frase usata da voi e una strategia del PIA, e impossibile dire siete frustrati frustrati per ogni cosa
io ho il diritto come tutti eritrei che hanno pagato con la vita e con il denaro fino a questo momento di chiedere che fine fanno il nostro denaro e la sorte del nostro paese infatti state sterminando noi per fare ciò che volete? e lei cosa ha fatto per eritrea per essere il delegato del governo eritreo oppure ci dica una volta per sempre quale e il suo ruolo in eritrea , o comunque si limiti a commentare senza girare a vuoto cordiali saluti

Re: La Democrazia

Marta, con il suo sproloquio, continuo a percepire la sua frustrazione.
Marta,
non so cosa le hanno fatto, ma lei esprime un rancore contro tutto e tutti
e fa una grande confusione di concetti incomprensibili.
Avercela con il mondo non la porta da nessuna parte.
Provi a riordinare le sue idee, esprima un argomento alla volta con meno aggressività,
forse, allora, qualcuno potrà confrontarsi con lei serenamente.
Adiam

Re: La Democrazia

E io invece penso che la frustrata sia lei e lo penso davvero ! che continua a dire sempre le stesse cose, per caso e la sua alzaimer...

Re: La Democrazia

ecco cosa dice wikileaks sull' eritrea ...


http://213.251.145.96/cable/2009/03/09ASMARA80.html

Re: La Democrazia

Wikileaks non si è espressa sull'Eritrea, ma si sta limitando a pubblicare interessantissimi scambi di Email da e per le ambasciate Usa di Asmara e Addis Abeba.

Ne verranno fuori delle belle.

Intanto a distanza di un anno da quelle suggerite da bereket emerge lo spessore degli errori di calcolo dell'ambasciatore Usa in Asmara che si è avventurato in speculazioni già smentite dalla storia dimostrando chiaramente il livore provato nei confronti della emergente economia eritrea che per il 2011 è stata prevista dall'Economist come la terza più performante.

Rimanendo in tema di democrazia è opportuno rilevare come molto democraticamente l'ideatore di Wikileaks
sia stato messo in condizione di non nuocere giocando con accuse tanto tempestive da sollevare delle domande anche nei più scettici.

Stefano Pettini

Re: La Democrazia

http://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2011/01/14/news/sinai_le_novit_per_i_profughi-11214417/
LA TRAGEDIA NEL DESERTO
Profughi nel Sinai, fra orrori e speranze
Il governo eritreo non li vuole più in patria
Molti sono riusciti ad entrare in Israele, molti altri sono ancora nelle mani dei trafficanti, sottoposti a torture e stupri. L'iniziativa di EveryOne Group e dell'Agenzia eritrea Habeisha di formalizzare una denuncia alla Procura generale del Cairo contro i trafficanti. Una raccolta di firme

Profughi nel Sinai, fra orrori e speranze Il governo eritreo non li vuole più in patria L'ambasciatore eritreo in Israele, Debbas Tessamariam Tereste
TEL AVIV - Il governo eritreo, tra i più autoritari al mondo, guidato da Isaias Afewerki, ha fatto dire dal suo ambasciatore in Israele, Debbas Tessamariam Tereste, che i profughi del suo paese, entrati nei confini dello stato ebraico, possono restare dove sono: "Noi non faremo nulla perché siano reimpatriati. Il governo di Gerusalemme avrebbe dovuto espellere il primo eritreo entrato illegalmente," ha detto il diplomatico in un'intervista al giornale israeliano on line Ynet, "ma adesso è troppo tardi". L'Eritrea, dunque - con la gioia dei migranti fuggiti dal regime di Asmara - non accetterà la deportazione di cittadini del suo paese contro la loro volontà: "All'inizio chiedevamo loro di tornare," ha aggiunto l'ambasciatore, "ma ora è tutto più complicato. Consideriamo questi migranti come lavoratori illegali in cerca di migliori condizioni di vita e non come rifugiati".

"Diffonderebbero frustrazione". Secondo Debbas, la Terra Santa esercita un forte richiamo sui giovani eritrei, che ne sentono parlare, a scuola, fin da piccoli. "Da quando sono ambasciatore del mio paese in Israele," ha proseguito, "nessun rappresentante istituzionale mi ha mai consultato per risolvere questo delicato problema, che ora ha assunto dimensioni difficili da controllare. Di sicuro - ha aggiunto il diplomatico - c'è che non accetteremo il ritorno forzato
di cittadini eritrei che ormai hanno sogni e aspettative diverse rispetto ai loro connazionali in patria. Potrebbero minare il morale della nazione, diffondendo le loro frustrazioni e la loro amarezza, che risultano da una differenza culturale che è maturata nel tempo".

"Non siamo pronti per la democrazia". Nel corso dell'intervista, tuttavia, Debbas ha sorvolato sulle persecuzioni che colpiscono i gruppi religiosi non riconosciuti dal regime di Isaias Afewerki: gli omicidi, gli arresti, le torture, la coercizione al servizio militare cui sono sottoposti i cattolici, la detenzione durissima, le sevizie e le sparizioni dei profughi deportati dai paesi in cui si erano rifugiati."Non siamo pronti per la democrazia," ha concluso l'ambasciatore, "perché stiamo ancora costruendo la nostra identità. Vogliamo fare affidamento solo sulle nostre risorse e diventare indipendenti. L'Occidente ci critica perché non abbiamo democrazia né libertà di stampa, ma prima dobbiamo combattere l'analfabetismo, l'inquinamento idrico, la disoccupazione. Solo quando avremo sconfitto quei mali, lavoreremo per la democrazia".

Re: La Democrazia

Stefano Pettini
Wikileaks non si è espressa sull'Eritrea, ma si sta limitando a pubblicare interessantissimi scambi di Email da e per le ambasciate Usa di Asmara e Addis Abeba.

Ne verranno fuori delle belle.

Intanto a distanza di un anno da quelle suggerite da bereket emerge lo spessore degli errori di calcolo dell'ambasciatore Usa in Asmara che si è avventurato in speculazioni già smentite dalla storia dimostrando chiaramente il livore provato nei confronti della emergente economia eritrea che per il 2011 è stata prevista dall'Economist come la terza più performante.

Rimanendo in tema di democrazia è opportuno rilevare come molto democraticamente l'ideatore di Wikileaks
sia stato messo in condizione di non nuocere giocando con accuse tanto tempestive da sollevare delle domande anche nei più scettici.

Stefano Pettini


In effetti si, ne stanno venendo fuori delle belle.
http://www.wikileaks.ch/cable/2008/11/08ASMARA546.html

Re: La Democrazia

E molte altre ne verranno fuori finche sarà definitivamente chiaro il ruolo degli Usa nel mondo e i metodi utilizzati dai suoi rappresentanti diplomatici per disseminare falsità e distorsioni allo scopo di creare instabilità e dolore nei popoli che vogliono dominare.

Stefano Pettini